In questa consapevolezza apparvero subito per quello che erano, ovvero promesse elettorali che probabilmente non avrebbero trovato riscontro nella realtà, le dichiarazioni, elettorali appunto, del Presidente della Regione Stefano Bonaccini, ora impegnato in un tour italiano per la corsa alla segreteria nazionale del PD.
Quando un punto nascita chiude, per volontà politica, porta con se la scomparsa di tutto ciò che ci sta attorno. Dalle sale operatorie, agli specialisti ostetrici, ginecologi, anestesisti, neonatologi. Insomma, con la chiusura di un punto nascita si chiude un intero sistema che riguarda anche l'emergenza ospedaliera. Che difficilmente potrà essere ripristinato, soprattutto nel momento in cui il ripristino di quelle condizioni per la sicurezza e per la piena operatività prevista dalla normativa sui livelli minimi di assistenza nei punti nascita, non sono più sostenibili, anche e sopratutto sotto l'aspetto economico.
Ed è quello che emerge dalla relazione tecnica della quale siamo entrati in possesso nei giorni scorsi, con la quale l'Ausl ha trasmesso alla regione le proprie valutazioni rispetto a cosa si dovrebbe fare, allo stato attuale, all'ospedale di Pavullo, per riaprire il punto nascita. Con relativa nota spese. Comprensiva di dichiarazioni conclusive. A differenza del punto nascita di Mirandola, ancora aperto ma per il quale la commissione tecnica regionale ha chiesto la chiusura dal 31 dicembre per carenze di personale e costi, per Pavullo il parere contrario alla riapertura non viene esplicitamente scritto, ma di fatto sta nelle cose. Soprattutto se quando queste valutazioni sono funzionali e basilari alle scelte dell'organismo politico regionale e nazionale. Al termine dell'elenco delle cose da fare e delle relative spese (tra personale e riavvio di strutture), viene calcolata una spesa da 5 milioni di euro, e l'Ausl specifica quanto segue:
Stante l’attuale contesto epidemiologico che stima per il PN di Pavullo un numero di parti attesi non superiore ai 125/anno, al
- da un lato investire sull’adeguamento della struttura e delle tecnologie attualmente non in linea con
i requisiti previsti dalla normativa,
- dall’altro, l’avvio dell’attività impone di arruolare un numero importante di professionisti in
particolare anestesisti, ginecologi e neonatologi, figure difficilmente reperibili sul mercato.
Anche ricorrendo alla collaborazione dei punti nascita di Sassuolo e Policlinico ai quali demandare
l’acquisizione del personale che poi sarà impiegato in modo integrato, le risorse necessarie potranno essere assicurate con estrema difficoltà, ora, ed almeno nei prossimi 5-8 anni.
Inoltre, già in molte realtà si è sperimentata la rotazione del personale con risultati non ottimali, sia in termini di qualità e sicurezza dell’assistenza che di “fuga” dei professionisti da tali contesti quando prolungati nel tempo.
In sostanza, è come dire che le condizioni non ci sono. Smontata anche l'ipotesi, percorsa in tanti altri casi, di una rotazione dai centri della pianura alla montagna, di professionisti che in 'tali contesti' rischiano di fuggire. E' chiaro che di fronte ad uno scenario di questo genere, che volontariamente inserisce anche un elemento 'epidemiologico', non strutturale, ma non cita nemmeno per contro di uno degli elementi fondanti e strutturali per l'ipotesi di riapertura, ovvero la distanza tra la
Assisteremo probabilmente nelle prossime settimane ad un rimpallo di responsabilità politiche su una mancata riapertura che, come detto, sta nelle cose e, per questo, quasi certa. Chi l'ha promessa in campagna dirà che di fronte al parere tecnico negativo nulla si può fare a livello politico. Fatto sta che i documenti emersi solo nelle ultime settimane, tolgono il velo di una politica che su questo fronte ha giocato sempre a carte coperte, soprattutto nei confronti dei cittadini e dei territori periferici della provincia che, in particolar modo dal 2011, hanno visto accellerare il processo di smantellamento dei presidi di prossimità, senza soluzione di continuità e soprattutto, nei fatti, senza ritorno.
Abbiamo chiesto in forma scritta questa mattina al sindaco di Pavullo se di questo ha parlato, ieri, con l'Assessore regionale alla sanità Donini, in occasione dell'inaugurazione del Pronto Soccorso ristrutturato. Attendiamo risposta.
Gi.Ga.



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