'All'atto della formazione del Governo Conte II la nostra rappresentanza parlamentare, Liberi e Uguali (LeU), firmò un accordo che prevedeva, appunto, una legge elettorale proporzionale, una modifica del sistema di votazione per il Senato (oggi su base regionale) e della platea per la elezione della Presidenza della Repubblica. A distanza di un anno nulla di quanto pattuito ha visto un reale avanzamento, e l’avvio della discussione di una proposta di legge elettorale calendarizzato il 28 settembre non è di certo sufficiente - chiude Articolo Uno -. In questa situazione la Direzione Provinciale non ritiene ci siano le condizioni per esprimere un voto positivo, perché provocherebbe un ulteriore depauperamento della rappresentanza, già fortemente ridotta per altri livelli istituzionali (Circoscrizioni sotto i 250.000 abitanti, Province, riduzione del numero dei consiglieri comunali) e porterebbe le Regioni ad avere un peso eccessivo nella elezione della Presidenza della Repubblica. Siamo consapevoli che qualcuno, la destra e parte del centro-sinistra che spinge per un 'governo di unità nazionale', vuole utilizzare il referendum per indebolire o mettere in crisi il Governo e l'alleanza che lo sostiene. Questa associazione è inaccettabile: le sorti del Governo, specie in una perdurante situazione di crisi sanitaria, economica e sociale, sono del tutto indipendenti dall'esito di un referendum su una materia costituzionale, per sua natura trasversale. Il 20 e 21 settembre siamo chiamati ad esprimerci su un quesito semplice e importante, la riduzione dei parlamentari, non su altro. E noi, pur nella libertà di voto di ogni iscritto/a sui temi costituzionali, a quel quesito indichiamo di votare No'.
Referendum riduzione dei parlamentari: Articolo Uno Modena dice No
'Le sorti del Governo, specie in una perdurante situazione di crisi sanitaria, economica e sociale, sono del tutto indipendenti dall'esito di un referendum'
'All'atto della formazione del Governo Conte II la nostra rappresentanza parlamentare, Liberi e Uguali (LeU), firmò un accordo che prevedeva, appunto, una legge elettorale proporzionale, una modifica del sistema di votazione per il Senato (oggi su base regionale) e della platea per la elezione della Presidenza della Repubblica. A distanza di un anno nulla di quanto pattuito ha visto un reale avanzamento, e l’avvio della discussione di una proposta di legge elettorale calendarizzato il 28 settembre non è di certo sufficiente - chiude Articolo Uno -. In questa situazione la Direzione Provinciale non ritiene ci siano le condizioni per esprimere un voto positivo, perché provocherebbe un ulteriore depauperamento della rappresentanza, già fortemente ridotta per altri livelli istituzionali (Circoscrizioni sotto i 250.000 abitanti, Province, riduzione del numero dei consiglieri comunali) e porterebbe le Regioni ad avere un peso eccessivo nella elezione della Presidenza della Repubblica. Siamo consapevoli che qualcuno, la destra e parte del centro-sinistra che spinge per un 'governo di unità nazionale', vuole utilizzare il referendum per indebolire o mettere in crisi il Governo e l'alleanza che lo sostiene. Questa associazione è inaccettabile: le sorti del Governo, specie in una perdurante situazione di crisi sanitaria, economica e sociale, sono del tutto indipendenti dall'esito di un referendum su una materia costituzionale, per sua natura trasversale. Il 20 e 21 settembre siamo chiamati ad esprimerci su un quesito semplice e importante, la riduzione dei parlamentari, non su altro. E noi, pur nella libertà di voto di ogni iscritto/a sui temi costituzionali, a quel quesito indichiamo di votare No'.
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