In fondo poi, afferma il Presidente con logica stridente, come potersi accorgere di un ammanco di 1 milione di euro, se prelevati in 5 anni a circa 1400 euro in media alla volta, per una Fondazione che ne ha erogati più di 160? Garantisce, ancora, il Presidente che con l’istanza di sequestro all’infedele (che risulta nulla possedente) delle somme sottratte è fiducioso di recuperare tutto il maltolto. Ipse dixit'. A ricapitolare la questione è il consigliere comunale Maria Grazia Modena.
'Applausi immediati da parte di sindaco e presidente della Provincia, con stima e fiducia confermate al presidente, e tutto è normalizzato. Ora, la Fondazione di Modena, riacquistato il “prestigio” col sostegno politico, potrà procedere tranquillamente al bando per il 2026, al quale sicuramente si sono guadagnati l’accesso agevolato anche i tanti che fino ad ora sull’affaire hanno fatto orecchie da mercante - continua la Modena -. A questo punto viene spontaneo chiedere ai tre “signori” della Fondazione, come mai i tre fronti di prevenzione reati e illeciti predisposti, costituiti da un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (D.Lgs 231/01), un Codice Etico, nonché un Organismo di Vigilanza (remunerato) si siano dimostrati di cartapesta? Certamente nessun sospetto di responsabilità penali, ma qualche dubbio di responsabilità oggettive dovute alla mancata vigilanza e controllo dovrete pur lasciarla a noi comuni mortali? E la gravità della perdita di immagine della Fondazione dove la mettiamo? Eppure, tra loro c’è un ex magistrato che potrebbe spiegarglielo. Ma sono solo implicazioni e valori, più di coscienza e dignità personale, che penalmente perseguibili. Oddio, nello scandalo AMO dubbi di questo tipo sono costati la carriera politica di un segretario provinciale del Pd e di un assessore comunale del PD (Carpi). Anche se il sindaco oggi si affretta a distinguere fra i due casi, che ieri aveva unificati nella gravità e nelle conseguenze'.
'Inoltre, non basta autoassolversi affermando, che nessuno ha chiesto le dimissioni per non darle, perché non è vero.
Nella foto Braglia, Tiezzi e Mezzetti

