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'Scandalo Fondazione Modena, presidente Tiezzi, cda, direttore Benedetti e revisori devono dimettersi'

'Scandalo Fondazione Modena, presidente Tiezzi, cda, direttore Benedetti e revisori devono dimettersi'

Maria Grazia Modena: 'Se non lo fanno spetta agli enti nominanti, richiamarli alle loro responsabilità etiche e morali'


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'Dire imbarazzante il silenzio generale di politica, mezzi tradizionali di informazione e comunità modenese che fa da sfondo al secondo scandalo che si verifica in un ente pubblico nel giro di pochi mesi, dopo quello di AMO, che aveva suscitato ben altra reazione, è dir poco. E’ incomprensibile che una indebita rilevante sottrazione di denaro pubblico (si parla ormai di una cifra che viaggia verso i due milioni di euro), protratta per anni (2020-2025), verificatasi nella Fondazione di Modena, non sollevi un’indignazione corale verso coloro che hanno evidentemente mancato al compito di amministrare e vigilare sul “tesoretto” dei modenesi, ma trovi spazio solo sui social, che per fortuna ci sono'. A parlare è il consigliere di ModenaxModena Maria Grazia Modena.


'Eppure, nello scandalo AMO, per una malversazione di entità quattro volte inferiore l’apparato amministrativo e i controllori sono stati ben rosolati per lungo tempo sulla graticola pubblica fino al loro doveroso allontanamento e sostituzione. Mi unisco al sindaco Mezzetti chiedendo dove siano spariti i solerti e rumorosi censori di AMO, che sul grave e analogo fatto accaduto in Fondazione di Modena sembrano essersi volatilizzati. Non credo possa essere dovuto al fatto che la Fondazione di Modena sia un ente che eroga generosamente contributi a pioggia (e anche su questo ci sarà da dire).
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Sarebbe squalificante - continua la Modena -. In ogni caso, l’accaduto in Fondazione di Modena deve avere l’identico trattamento subito da AMO. Vi è una indagine giudiziaria in corso con ammissione di colpevolezza e coloro che in Fondazione hanno tradito il mandato, fallendo nella gestione di denaro della collettività, cosa che imporrebbe sensibilità e standard etici più elevati di quelli aziendali privati, non possono continuare a fare il bello e il cattivo tempo. Devono sgombrare il campo con volontarie dimissioni. La portata di risorse sottratte al bene comune (cultura, ricerca, welfare, sviluppo locale) e i tempi prolungati delle sottrazioni (2020-2025) hanno implicazioni morali e politiche dirette e immediate sugli amministratori e i controllori dei fondi, i quali, pur in assenza di dolo, non possono sottrarsi all’assunzione di responsabilità di omessa o scarsa vigilanza, che ha prodotto un notevole danno erariale e quindi dimettersi. In mancanza di ciò, spetterebbe al Consiglio di Indirizzo  revocare i compiti amministrativi loro assegnati in precedenza per allontanare ogni sospetto di possibili interferenze e inquinamenti delle indagini in corso'.


'Inutile la richiesta d’intervento di qualche ministero.
Questa è una faccenda che va sbrigata a Modena e al più presto perché ne va di mezzo l’immagine della Fondazione ma anche degli enti nominanti. Nel caso il Consiglio di Amministrazione guidato da Matteo Tiezzi, il Direttore Generale Luigi Benedetti e i revisori dei conti attuali non uscissero di scena, allora spetterebbe proprio agli enti nominanti, richiamarli alle loro responsabilità etiche e morali. Come pro memoria ricordo che i sette, diventati consiglieri di amministrazione, sono stati nominati nel Consiglio di Indirizzo, da cui origina la complessa struttura di governance (anche su questa ci sarà da dire) della Fondazione, 3 dal Comune di Modena, 1 dal Comune di Sassuolo, 1 dal Comuna di Castelfranco, 1 dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e 1 dall’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Questo a ulteriore dimostrazione che anche se formalmente private, le fondazioni di origine bancaria hanno funzioni di interesse pubblico e sono collegate, seppure indirettamente, a equilibri politici locali' - chiude la Modena.

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