'Chi oggi offende la memoria di Marco Biagi con scritte infami e indegne e' solo un vigliacco che si nasconde dietro l'anonimato per oltraggiare un uomo coraggioso che metteva il proprio sapere al servizio della collettivita'. Che vengano individuati e perseguiti con assoluta durezza e fermezza. E sappiano che nessuno e' disposto a seguirli: lo ripeto, il terrorismo e anche solo coloro che tentano penose emulazioni con frasi sconsiderate non hanno alcuna ragion d'essere o giustificazione, ne' ieri, ne' oggi, ne' mai'. Cosi' il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dopo le scritte apparse oggi sui muri dell'Universita' di Modena contro Marco Biagi e a favore di uno dei brigatisti condannati per l'omicidio del giuslavorista ucciso il 19 marzo del 2002 dalle nuove Brigate rosse
Di 'scritte vili ed oltraggiose' e di Modena, città dove il 'terrorismo rosso non è mai morto e rialza la testa' parla il Senatore di Forza Italia Enrico Aimi. 'A Modena si muovevano i brigatisti che hanno spiato e controllato le mosse del Professor Biagi per poter compiere quell'omicidio vigliacco. A Modena, nella ricorrenza del 16esimo anno da quei tragici eventi, si muovono e si esprimono nuovamente gli eredi del terrorismo rosso infangando la memoria del giuslavorista.
'Le scritte sui muri dell'Universita' di Modena e Reggio Emilia nel 16esimo anniversario della uccisione di Marco Biagi sono un nuovo, indecente, atto di violenza nei confronti suoi, della sua famiglia, della comunita' accademica in cui ha operato e dell'intera societa' democratica. Un atto da condannare con forza per il carico di odio che quelle scritte trasudano e perche' sono ad un tempo intimidatorie e vigliacche'. Così Maria Cecilia Guerra, esponente di Liberi e Uguali.
Per il presidente della Associazione Amici di Marco Biagi, Maurizio Sacconi,'le scritte oltraggiose di Modena sono indicative del fatto che non e' finita la endemica attitudine alla intolleranza e alla violenza nei confronti dei riformisti del lavoro. Vi concorrono i cattivi educatori che perfino dal servizio pubblico indicano ancora i precarizzatori seriali come se l'insicurezza nel lavoro fosse prodotta dalle regole. Vi concorrono le istituzioni 'comprensive' verso i luoghi e le aggregazioni antisistema ove si formano i nuovi violenti.


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