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'Se la mafia qui si è radicata è perché qualcuno le ha aperto la porta'

'Se la mafia qui si è radicata è perché qualcuno le ha aperto la porta'

La Pressa intervista il Procuratore antimafia Nicola Gratteri oggi a Castelfranco: 'Un imprenditore che accetta un ribasso del 40% non può non sapere con chi ha a che fare'


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'Se qui, in Emilia Romagna, la mafia si è radicata è perché qualcuno le ha aperto la porta. Quando un imprenditore accetta un fornitore che propone il 45% di ribasso un domani non può dire che non sapeva. Oggi le organizzazioni di rappresentanza dovrebbero fare una grande opera di deratizzazione'.
Lo ha affermato il Procuratore Nicola Gratteri al microfono de La Pressa a margine dell'incontro pubblico che il magistrato, da anni tra i più esposti nella lotta all'Ndrangheta, ha tenuto a Castelfranco per presentare i due libri 'Padrini e Padroni' e l'Inganno della Mafia, scritti a quattro mani con lo storico delle organizzazioni criminali Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti di 'ndrangheta nel mondo.
 
 
Sala gremita, nonostante il caldo sabato pomeriggio, per l'incontro organizzato nell'ambito di 'Fai la cosa giusta', il ciclo di incontri promosso dall'Assessorato alla legalità guidato da Giovanni Gargano.
 
Una fotografia tanto realistica quanto drammatica quella che emerge dalla racconto dei due autori che sollecitati dai giornalisti Pierluigi Senatore e Gigi Zini hanno ripercorso, da due prospettive differenti affrontate dai due testi, passato presente della diffusione delle organizzazioni criminali, con particolare riferimento all'Ndrangheta. Partendo dal 1908, anni del  tragico terremoto che divora Messina e Reggio Calabria.
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Per la ricostruzione si stanzieranno centonovanta milioni di lire. ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti - molti dei quali tornati dall'America per l'occasione - causerà danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale.
Lo stesso scenario che si ripeterà, atrocemente, cent'anni dopo, nel 2009, con il terremoto dell'Aquila. Mentre la gente moriva, in Abruzzo c'era chi già pensava ai guadagni. E ancora, nel 2012, nell'Emilia che crolla e con la mafi che arriva prima dei soccorsi.
'Lo scambio di favori fra criminalità e certa parte della politica è continuo e costante, il ricatto reciproco un peso enorme sulla cosa pubblica - afferma Gratteri - con ripercussioni su tutti i settori, dalle opere pubbliche alla sanità, dal gioco di Stato allo sport'. Una realtà grave ed aggravata dall'assuefazione. Che riporta allo stesso errore che ha indirettamente reso vita facile alla diffusione della mafia: la sua sottovalutazione. Facilitata altrettanto indirettamente dall'immagine romanzata che nel cinema americano e nelle serie TV è stata data della mafia. 
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che il boss diventi un eroe e l'illegalità una 'carriera' è favorito spesso da una narrazione che mette in primo piano i protagonisti di camorra o 'ndrangheta, omettendo come possono essere combattuti o dimenticando chi lotta con coraggio per affermare la giustizia. O proponendo figure antimafia, come il commissario Cattani, che alla fine soccombono all'affermazione della mafia, di una piovra invincibile. 
 
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