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'Smog, dimezzare gli spostamenti in auto entro pochi anni'

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Intervista all'amministratore di Amo Andrea Burzacchini: 'A Modena il 70% degli spostamenti viene effettuato in auto privata. O si inverte questo trend o l'emergenza smog sarà la normalità, con conseguenze incalcolabili sulla qualità della nostra vita'


'Smog, dimezzare gli spostamenti in auto entro pochi anni'

Come affrontare l'allarme-inquinamento a Modena e in Regione, in che modo incentivare la mobilità sostenibile, quali pratiche l'amministrazione comunale deve mettere in campo... Ma non solo: in che modo sanare il conflitto interno all'azienda di trasporti Seta e che tipo di progetti sviluppare nel futuro immediato. L'amministratore unico di Amo Andrea Burzacchini in questa intervista a La Pressa fa il bilancio dell'attività dell'Agenzia per la mobilità di Modena a un anno e mezzo dal suo insediamento e non tralascia neppure le polemiche sorte nel giugno 2016 sul modo in cui si arrivò alla sua nomina.

Modena è ripiombata nell'emergenza-smog: come valuta il blocco del traffico e cosa si può fare per affrontare il problema a lungo termine?
'Queste misure sono evidentemente necessarie ed inevitabili. Come lei sottolinea giustamente si tratta ora però di affrontare il problema strategicamente. A Modena il 70% degli spostamenti viene effettuato in auto privata. O si inverte questo trend, o ci si assume l'obiettivo di dimezzare gli spostamenti in auto privata nel giro di pochissimi anni, o l'emergenza smog sarà la normalità, con conseguenze incalcolabili sulla qualità della nostra vita'.

Cosa dovrebbe fare, quindi, l'amministrazione comunale?
'Attenzione: io credo che l'obiettivo che ho indicato dovrebbe assumerlo la città intera. Ognuno deve fare la sua parte: senz'altro l'amministrazione comunale, ma anche le singole forze politiche (non importa se di maggioranza o di opposizione), aMo, SETA, le associazioni di categoria e quelle dei cittadini, le organizzazioni sindacali, le istituzioni culturali, i media, fino ai singoli cittadini. Tutti siamo coinvolti: ognuno può assumersi le proprie responsabilità'.

​Ma come si può fare a convincere un automobilista a lasciare a casa la propria auto?
'Beh, intanto​ non dobbiamo parlare di automobilisti, ciclisti, pedoni, utenti di mezzi pubblici, ma di cittadini che si muovono per la città usando via via mezzi differenti. Non dobbiamo convincere l'automobilista ad abiurare e convertirsi al ciclismo, bensì fare in modo che il cittadino che fino ad oggi usa l'auto sette-otto volte su dieci riduca la frequenza d'uso e incominci sempre più spesso ad andare a piedi, in bicicletta, in autobus. ​È un approccio meno ideologico e più pratico, più funzionale'.

​D'accordo. E come si può fare? 
'Città di ​tutta Europa hanno indicato la strada. Guidare l'auto in città deve diventare meno attraente rispetto agli altri modi di spostarsi. Possiamo qui rapidamente elencare alcune misure che in tante città europee hanno portato grandi risultati. Ridurre la carreggiata delle strade e ridurre i parcheggi a favore di marciapiedi, piste ciclabili e corsie preferenziali per mezzi pubblici; pianificare le piste ciclabili sulle strade e non tra i parcheggi e i marciapiedi, in modo che non ci siano interruzioni per chi usa la bici; introdurre il limite dei 30 Km/h nelle zone residenziali; evitare il più possibile l'attraversamento con le auto delle zone residenziali, creando varchi accessibili solo per biciclette e pedoni; permettere il senso unico bici in determinate strade a senso unico; creare zone di arresto ai semafori riservate a biciclette davanti alle auto; estendere le zone blu di parcheggio a pagamento, aumentando il costo orario; e soprattutto iniziare una grande campagna per il rispetto di limiti di velocità e strisce pedonali. Vorrei far notare che tutte queste misure​ hanno un costo bassissimo. A Modena e in altri comuni si sta predisponendo il PUMS. Se non ora, quando?'

E gli autobus? 
'Li ho lasciati in fondo perché qui il problema è più complesso e un gran numero di questioni si gioca al di fuori della nostra città e della nostra provincia. In Italia, Stato e Regioni non finanziano sufficientemente il trasporto pubblico, il confronto con gli altri Paesi è disarmante.  Inoltre ci sono ancora troppe rigidità a livello regionale. Si deve finalmente implementare l’integrazione tra le diverse modalità (treno+bus), anche a partire dalla tariffazione. Come aMo ci impegniamo (e credo, riusciamo) ad adeguare la programmazione dei servizi - pur in carenza di risorse – alle esigenze espresse dai cittadini e ai mutamenti del territorio, sempre in collaborazione con gli Enti Soci. In questo modo si avvicinano i servizi all’utenza, che, ricordiamolo, negli ultimi anni è in lieve, ma costante aumento. Ai Comuni, oltre alle corsie preferenziali che ho citato prima, chiediamo anche i cosiddetti semafori intelligenti, che possono favorire il passaggio del mezzo pubblico a scapito delle auto private'.

A proposito di SETA, come valuta lo scontro in atto all'interno di Seta tra la direzione e i lavoratori che ha portato a una stagione di scioperi?
'Proprio per la posizione di ente regolatore che aMo riveste,  non  ​voglio dare alcun giudizio su questo punto. Segnalo però che abbiamo sempre fornito tutte le informazioni che ci sono state chieste dalle parti'.

Ci ricorda a cosa serve esattamente l'Agenzia per la Mobilità di Modena?
'E’ una società nata nell'ambito del processo di riforma del sistema di trasporto pubblico locale nei primi anni nel 2000, che ha aperto il settore alla concorrenza. Ha quindi funzione di Ente regolatore: prepara le gare per l’assegnazione della gestione del trasporto pubblico nel bacino della Provincia di Modena. Nell’ambito del contratto di servizio con il gestore (vincitore della gara, in questo caso SETA), pianifica le linee autobus di città e provincia nonché gli orari. Esegue la manutenzione delle fermate e delle pensiline; possiede e gestisce alcuni terminal e depositi autobus in diversi comuni della provincia. Inoltre collabora con il comune di Modena e le Unioni comunali per i PUMS (Piani della Mobilità Sostenibile). Propone infine progetti specifici relativi alla mobilità sostenibile​'.

Quali progetti avete in cantiere per il futuro? 
'Proprio in queste ultime settimane sono stati presentati due importanti progetti. Il progetto europeo RUMOBIL, iniziato un anno e mezzo fa è arrivato a un punto decisivo; da alcuni giorni nel territorio di Castelfranco è possibile prenotare il Prontobus senza bisogno di rivolgersi al call center, ma semplicemente attraverso un click sulla app. Il progetto MO.SSA (descritto nel video ndr) invece, presentato in in diversi comuni, è un progetto di condivisione, stimolo ed accreditamento per quelle aziende che incentivano forme di mobilità alternativa alle auto private nei percorsi casa-lavoro. Lo facciamo in collaborazione con FIAB, Legambiente, Camera di Commercio di Modena, Legacoop Estense, CNA Modena. Nel prossimo futuro ho intenzione di occuparmi in modo particolare dei percorsi casa-scuola dei ragazzi, per cercare di abbattere l’uso dell’auto privata. Infine credo sia importante ricordare che, oltre alla continua manutenzione del patrimonio (terminal, depositi, rete filoviaria, pensiline...), aMo sta affrontando la ricostruzione​dei depositi di Mirandola e Finale, crollati con il terremoto'.

​Un'ultima domanda: nel giugno 2016, quando lei è stato nominato amministratore di aMo, ci furono diverse polemiche. Il Comune di Modena aveva istituito un bando e, dopo aver deciso di non accettare nessuno dei due candidati, scelse lei. Come mai non presentò il suo curriculum?
'Perché nessuno me l'aveva chiesto... Devo fare una premessa: aMo non è un'azienda partecipata del solo comune di Modena, bensì del comune dei Modena, della Provincia e degli altri 47 comuni. La decisione è stata presa quindi dall'intera assemblea dei Soci. A me in particolare è stata chiesta la disponibilità durante la primavera del 2016 da parte di alcuni sindaci ed assessori all'ambiente di diversi comuni della Provincia. La motivazione a sostegno del mio nome era quella di portare un po’ di Europa a Modena; ovviamente, avendo lasciato Modena circa 20 anni fa, il fatto che mi venisse chiesto un tale contributo, e su questa base,  è stato motivo di onore e di sfida.​ Dopo aver verificato la fattibilità della cosa, ho dato la mia disponibilità.  Parlo anche di fattibilità fisica, dal momento che sono a Modena una settimana al mese e molto lavoro esser fatto da lontano. So che l'assemblea dei Soci mi ha scelto all'unanimità'. 

Qual è il suo bilancio dei primi ​quattordici mesi da amministratore pendolare? 
'Il lavoro è faticoso e di grande responsabilità.  Sono stato ripagato ​da tre cose: ​ ​innanzitutto ​dallo splendido ambiente e dalla grandissima competenza che ho trovato nel personale dell’agenzia.​ In secondo luogo dal rapporto franco ed intenso con sindaci, assessori all'ambiente e con gli altri stakeholders: le altre agenzie nella regione, ​i tecnici, le associazioni di categoria e dei cittadini, l'ente gestore. Ed infine dalla bellezza di Modena e del territorio provinciale, che riscopro ogni settimana che col treno attraverso le Alpi, per venire a Modena. Ovviamente l'obiettivo più grande rimane quello che ho definito all'inizio: dare il mio contributo ad un modal split radicalmente diverso: rispetto ad oggi la metá degli spostamenti in auto, il doppio degli spostamenti a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici. Non solo per il miglioramento della qualità dell'aria, ma anche per il contributo alla lotta al cambiamento climatico, per l'uso dello spazio, la riduzione del rumore, degli incidenti e della spesa dedicata alla mobilità automobilistica, voce importantissima per ogni bilancio comunale. Insomma, per il miglioramento della qualitá della vita'.

Giuseppe Leonelli

 



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