L’episodio avviene alla vigilia di un passaggio giudiziario rilevante: oggi, 16 gennaio, è atteso il pronunciamento di primo grado nei confronti di tre cittadini palestinesi accusati di associazione con finalità di terrorismo. La Procura ha chiesto condanne fino a 12 anni di carcere. La difesa sostiene invece che il procedimento sia stato costruito su “indagini a senso unico condotte da Israele” e su una “rimozione sistematica di ogni elemento di contesto”.
Nel comunicato diffuso dopo l’affissione dello striscione, i Carc annunciano di aver presentato una querela nei confronti dei parlamentari di Fratelli d’Italia Sara Kelany e Francesco Filini. La decisione segue un’interrogazione parlamentare – sottoscritta anche da altri esponenti del partito – in cui le parole d’ordine del movimento (“per un Governo partigiano della Palestina e della Costituzione del 1948”) venivano indicate come elemento di una presunta “convergenza tra terrorismo comunista e terrorismo islamico”.
Nel testo, i Carc richiamano inoltre il caso di Anan Yaeesh, definito “partigiano palestinese”, il cui processo in Italia si è concluso in primo grado con una condanna, e citano l’arresto a Genova di Mohammad Hannoun insieme ad altre persone, episodi che – secondo il partito dei Carc – rappresenterebbero un’estensione della criminalizzazione del movimento di solidarietà alla Palestina. Viene menzionata anche la parlamentare Stefania Ascari, oggetto di polemiche per la sua partecipazione a missioni di solidarietà.
Nel comunicato si fa riferimento a centinaia di denunce e a sanzioni economiche comminate agli organizzatori di manifestazioni dello scorso ottobre e che anche a Modena portarono migliaia di persone in corteo, e ad alcune sigle sindacali che hanno promosso scioperi per la Palestina. Secondo i Carc, sarebbe in atto un tentativo di colpire i principali rappresentanti del movimento e di estendere l’accusa di “terrorismo” a chi partecipa alle mobilitazioni.
Nel mirino del partito finisce anche Ferdinando Pulitanò, consigliere regionale e coordinatore modenese di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione al sindaco di Modena sulle “pressioni in merito al boicottaggio” di una società modenese
Nel documento di rivendicazione dell'atto alla sede di Fratelli d'Italia, il partito dei Carc attacca l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di promuovere politiche di repressione e di sostenere un clima di guerra e riarmo. L’obiettivo dichiarato è “costruire le condizioni per una rottura politica nel Paese” e dar seguito alle mobilitazioni che, secondo i promotori, hanno coinvolto migliaia di persone tra settembre e ottobre 2025.


