'D'altronde la situazione è generale e al di là delle vicende giudiziarie in cui è incappata Milano, un lungo processo di complicazione ha accompagnato l'urbanistica italiana e sembra insuperabile. Ferrari è migliore dei suoi predecessori? Sicuramente. D'altronde ha subito incassato una unanimità consiliare inusitata a Modena. Ma ci vorrebbe ben altro per cambiare rotta, anzi per scaravoltare la realtà. A partire dalla implementazione di costruzioni residenziali, con una celebrata previsione di Ers, ben inferiori al bisogno e al rapporto con le costruzioni a costo di mercato Ma l'operazione fondamentale sarebbe porre mano all’attuale babele di norme, nata dalla imperfezione lacunosa e mai sanata del titolo V, che affida alle regioni la legislazione urbanistica. Poi la revisione della capillarizzazione delle leggi regionali, e anche la loro inefficace semplificazione che spesso si è concretizzata solo in un minor controllo progettuale ed esecutivo anche nel caso di opere pubbliche e l'abitudine alla trattazione diretta pubblico/privato, sfociata in progressivo indebolimento del pubblico e della sua rappresentanza collettiva. Tornare indietro non è la soluzione ma uscire dall'impasse di una politica balbettante e incapace di sintesi è doveroso a partire dal locale, riprendersi il ruolo di visione lunga e complessa è sicuramente possibile - continua la Modena -. Oggi la babele è la norma, la politica, deficitaria nel suo compito di costruzione del vivere civile, è sorpassata dalla magistratura, che ne mette a nudo il fallimento, anche attraverso strascichi giudiziari di interpretazioni discordanti per cui quello che vale a Milano non vale a Modena e viceversa.
'Torniamo quindi al conflitto di interesse, sventolato dalla sinistra in epoca berlusconiana, poi diventato lettera morta per tutti gli schieramenti, culla per i grandi progetti pubblici e privati ora affidati alle società immobiliariste, addirittura a conduzione straniera come nel caso di San Siro. Chiediamo dunque una visione complessa ed etica della città, un reale ascolto dei comitati cittadini, una coordinazione armoniosa tra quartieri, una risposta coraggiosa alla residenza fragile, un controllo accurato della speculazione edilizia. Allo stato attuale temiamo la macedonia di interventi a macchia di leopardo che penalizzano e non aiutano le parti più problematiche o abbandonate della città (per cui, ad esempio, non si profila una tutela complessiva del Villaggio Artigiano) e un accontentarsi di risultati importanti sì, ma non risolutivi delle residenze a gestione pubblica, sempre minoritarie e non proprio economiche.
Se dunque questa amministrazione si accollerà l'onere pesante ma necessario di una visione diversa della crescita cittadina non le mancherà il nostro plauso. Se invece si limiterà ai soliti cerotti su gravi ferite non potremo che denunciarne l'inadeguatezza. Se poi tornerà alla cementificazione diffusa, farà un clamoroso ritorno al peggiore passato'.



