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Voto Modena, debacle centrodestra: fuori luogo rallegrarsi

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Battere Muzzarelli era difficile, ma non riuscire neppure ad andare al ballottaggio pone senz’altro in discussione l’attuale dirigenza del Carroccio


Voto Modena, debacle centrodestra: fuori luogo rallegrarsi

Nonostante il caldo africano e la prossimità delle ferie, il clima politico si è ulteriormente infiammato a causa di uno scontro tra il leghista Stefano Soranna e il Carroccio modenese. Oggetto del contendere è l’occasione perduta dalla Lega e alleati di conquistare il governo della Città; tale sconfitta, per Soranna meriterebbe un’analisi seria e senza sconti degli errori commessi, in vista delle prossime Regionali, mentre per il Commissario Bagnoli è solo motivo di una polemica inutile: si sono raddoppiati i voti e mandati in Consiglio Comunale ben sette rappresentanti.

Battere Muzzarelli era difficile, ma non riuscire neppure ad andare al ballottaggio, in un momento in cui il contributo elettorale di Salvini è così corposo, pone senz’altro in discussione l’attuale dirigenza del Carroccio. Osservando i numeri e i voti nei quartieri, si deduce che persino i simpatizzanti delle posizioni leghiste non hanno voluto dare fiducia al Carroccio modenese e hanno scelto il rassicurante Muzzarelli o sono andati al mare. La verità è questa, che piaccia oppure no. Non ammetterla è deleterio per la preparazione delle prossime sfide che la Lega dovrà affrontare.

Qualcuno si domanderà cosa può interessare il futuro del Movimento ad uno che ne è uscito. La risposta è semplice ed è quella di tanti modenesi: la necessità di una svolta nel governo della Città. Modena non è allo sfascio, ma in 74 anni d’amministrazione a senso unico, ogni posto di potere è stato occupato da sistemici al Pd, secondo la logica: meglio un improvvisato ma di sicura fede che uno capace ed esperto di fede opposta. Ciò ha imbrigliato lo sviluppo della Città, che non ha i suoi uomini migliori nei punti nevralgici, e che continua a riproporre una visione della società superata dai tempi. La sconfitta della Lega modenese, con la grande opportunità offerta da Salvini, è stata la sconfitta di tutto il centrodestra e di chi sognava un cambiamento. Me compreso.

Rallegrarsi dell’effimero successo dei sette consiglieri è veramente fuori luogo; ma perché Vernole e Bagnoli lo scelgono al posto di comprendere gli errori, magari farsi da parte e lasciare ad altri il compito di non ripeterli,? La risposta è nel prossimo congresso per l’elezione della dirigenza: non conviene affatto offrire il proprio operato alla discussione e uscirne con le ossa rotte. Meglio brindare e prepararsi ad impegni più interessanti, che si chiamano Regionali e, magari, politiche, se Salvini e Di Maio continueranno a litigare.

A botta calda, Stefano Vernole s’era addossato la colpa di tutto, ma ai meno ingenui questa assunzione di responsabilità è apparsa niente di più che un espediente retorico che risale al tempo di Cicerone: se sei tu stesso a denunciarti e a sollevare tutti dalle colpe, nessuno t’inchioderà alla croce e indosserai i panni dell’eroe. Bagnoli è stato più grezzo e ricattatorio con Soranna: nessuna critica e se non sei d’accordo, si chiude il portone e tu stai fuori. Identica reazione l’ho ricevuta io, con la differenza che, avendo a cuore un progetto e non una carriera politica, me ne sono andato a tentare di realizzarlo da un’altra parte.

Ma torniamo a noi: cosa non ha funzionato? Nella mia opinione, il tutto si potrebbe riassumere in un paio di aggettivi: virile presunzione, presunzione di chi non era mai riuscito ad impensierire veramente la sinistra e avvertiva il profumo del riscatto e della vittoria. Sulla base ipotetica di una pioggia di voti, a infradiciare chi non era neppure riuscito ad eleggere un Consigliere nella passata Amministrativa, il messaggio agli alleati è stato chiaro: comandiamo noi. Vernole, dopo essersi cucito addosso l’abito del “burattinaio” un po’ alla Bannon, ha scelto e imposto a tutti la strategia (attacco pressante al PD) e il candidato sindaco: Stefano Prampolini. Ero presente quella sera, quando fummo informati della scelta mai discussa e già irrevocabile. Prampolini chi? fu la domanda di molti e, a quanto pare, di tanti altri in città. Ho conosciuto bene Stefano Prampolini; ottima persona che, a mio parere, sarebbe stato un altrettanto ottimo Assessore al Bilancio. Ma un candidato sindaco, per avere delle chances, deve essere un soggetto già conosciuto in città, che in passato ha detto la sua e che possiede un notevole carisma, capace di convincere i dubbiosi.

Prampolini è un commercialista conosciuto e apprezzato solo dai suoi clienti, che negli ultimi anni non si è mai espresso pubblicamente su nulla (e difatti è stato colto impreparato su alcune tematiche) e, con tutta la stima che posso avere per lui, non è un tipo che “buca lo schermo”. Gli alleati non avevano un candidato diverso e di grande prestigio da proporre per rappresentare la squadra? Perché non si è discussa in sede una scelta così delicata? Magari, qualcuno poteva suggerire un nome... Lo so che sono di parte, ma io avrei suggerito proprio l’amica Cinzia Franchini, che a quel tempo non aveva ancora assemblato la lista civica Modena Ora: una donna, preparata su tutte le problematiche della Città, una imprenditrice che si è fatta dal nulla iniziando come “camionista”, che ha dimostrato più coraggio di tanti uomini esponendosi contro la mafia dei trasporti, conosciuta a livello cittadino e nazionale come Presidente Cna trasporti, in buoni rapporti con i 5Stelle e dotata della virtù della mediazione.

Per continuare su Prampolini, chi ha proposto lo slogan con il quale concludeva le sue performance: “Fidatevi di me”. Questo poteva dirlo un ex sindaco che si ricandidava e che durante il suo mandato aveva dato prova di saper affrontare e risolvere molte situazioni. Ma perché un modenese avrebbe dovuto fidarsi di Prampolini, che non ha mai dato prova di nulla, al di fuori del suo lavoro?

A livello di proposta politica, poi, la squadra Lega/Forza Italia/Fratelli d’Italia e Siamo Modena non è mai esistita, nel senso che non è neppure baluginato nel cervello di qualcuno di organizzare una convention a porte chiuse in qualche albergo (che tra l’altro avrebbe fatto notizia e impensierito parecchio Muzzarelli) per concordare un programma unico sui punti in comune a tutti gli alleati, una sorta di “contratto di governo” in stile Lega M5S. Al contrario, sono sbocciate delle news sorprendenti, neppure sfiorate nelle discussioni in sede, come quella di cambiare il nome a Piazza Roma (così chiamata per celebrare i 50 anni dall’Unità d’Italia) e trasformarla in Piazza degli Estensi. La statua di Ciro Menotti, situata davanti al Palazzo Ducale, ha scricchiolato per giorni e si è mostrato il fianco alle battute salaci e alla contestazione: pensate a tutti i commercianti che avrebbero dovuto aggiornare la loro anagrafica e il loro materiale promozionale.

Un episodio, che sicuramente ha cementato la coalizione (sigh), è quando Prampolini ha dichiarato che, in caso di vittoria, avrebbe scelto gli Assessori in perfetta autonomia, svincolato dai partiti che sostenevano la sua candidatura e tra le eccellenze della città nei vari settori. Immagino che tutti i candidati e simpatizzanti del centro destra abbiano fatto salti di gioia e raddoppiato gli sforzi, dopo questa affermazione, immaginando di lavorare per chi aveva scelto di restare nell’ombra e con idee magari contrarie alle proprie.

Altro punto è il cavallo di battaglia della Lega: l’immigrazione clandestina e la sua gestione. Dal 4 marzo ad oggi, la Sinistra ha suonato un solo tamburo per assordare gli elettori e mascherare la mancanza d’idee e progetti: la Lega è razzista, xenofoba e fascista. Eppure, per la mia esperienza al suo interno, io non ho mai sentito una parola o un atteggiamento che non fosse riconducibile al solo rispetto delle leggi, dei confini, della capacità reale d’accoglienza. Ho conosciuto un candidato, ora in Consiglio Comunale, che ogni anno impegna una parte delle ferie estive per fare il volontario in Africa come medico e tanti altri che lavorano nella Croce Rossa e nel volontariato parrocchiale a dare una mano. Aggiungo che, proprio su mia iniziativa, la Lega aveva un progetto innovativo e dettagliato d’integrazione, che si fondava sulla formazione ampia e sull’impiego nella Protezione Civile per i richiedenti asilo adulti, come suggeriva il Decreto Sicurezza. Perché la comunicazione della Lega non ha combattuto il messaggio della Sinistra, tesa a far apparire i leghisti quali fascistelli senza cuore? Si doveva partecipare, proporre le nostre soluzioni, raccontare la sincera sensibilità umana al problema, offrire un’immagine diversa da quella urlata dai “compagni” e non ridurre il problema a una questione di controllo del territorio. Il messaggio che è passato, ha confermato l’interpretazione della Sinistra e di Muzzarelli, falso e controproducente nella generosa Modena.

In ultimo, il rapporto tanto temuto dal PD modenese: quello con i 5 Stelle. La Lega, per suo codice genetico, ha una particolare attenzione all’ambiente. É nata tra valli verdeggianti e con riti celtici alle sorgenti del Po. Il programma elettorale aveva proposte interessanti su questo fronte e colpiva duro l’inceneritore che Muzzarelli voleva spegnere nel 2034… Non è passato nulla o ben poco alla cittadinanza, non si sono organizzate manifestazioni eclatanti, ad esempio, come un sit-in ai cancelli con bandiere e striscioni a impedire per qualche minuto l’ingresso dei camion, magari chiedendo l’aiuto proprio ai 5 Stelle; ciò avrebbe fatto notizia, chiarito e affermato la posizione della Lega nei confronti della salute e dell’ambiente e probabilmente, con un sapiente lavoro di diplomazia, avvicinato i seguaci di Di Maio. Forse Andrea Giordani avrebbe scelto lo stesso di correre da solo, ma se il PD si fosse trovato contro tutti quelli che non si riconoscevano nelle sue scelte politiche, la storia di Modena avrebbe cambiato radicalmente.

Insomma, a parte l’argomento unico riguardante la sicurezza e l’immigrazione, sulla quale francamente non so quanto un Comune possa essere determinante, la cittadinanza si è trovata a scegliere tra un’armata Brancaleone arrogante e disordinata con un generale in affanno contro una macchina da guerra rodata da decenni e governata da Rommel Muzzarelli. Il risultato era scontato, ma si poteva fare molto diverso con più condivisione, pacatezza e diplomazia, senza ridurre il tutto alla guerra contro il PD e dando poco spazio alla diffusione capillare del programma, delle proposte.

Spero che queste troppe parole possano servire, anche se prevedo una loro liquidazione con “virile disprezzo”. Ho già conosciuto lo stile di chi aizza personaggi biliosi e passa comunicazioni private distorte per offendere l’uomo e dileggiare le sue proposte; per questa ragione la Lega di Modena non sarà mai più la mia casa. Sto bene dove mi trovo, ma il progetto di alternativa alla Sinistra resta in piedi. Ci si rivede fra cinque anni, augurandomi con condottieri diversi al Carroccio.

Massimo Carpegna



Redazione La Pressa
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