Nell’ambito delle iniziative per gli 850 anni dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il Centro Servizi del Policlinico di Modena ha ospitato nelle scorse settimane un incontro dedicato ai progressi e alle prospettive della radioterapia oncologica. L’evento, organizzato dal professor Alessio Bruni (
nella foto), in accordo con il professor Massimo Dominici e con il professor Pietro Torricelli ha riunito accademici, clinici e ricercatori, confermando Modena come uno dei poli più dinamici nel campo dell’oncologia radioterapica. I 2000 utenti presi in carico ogni anno, da una equipe di specialisti parlano da soli. Momento centrale dell'evento la Lectio Magistralis “La Radioterapia del Futuro”, affidata al professor Stefano Maria Magrini, ordinario di Radioterapia Oncologica all’Università di Brescia, ffigura di riferimento nazionale e 'mentore' del gruppo modenese. “Il 40% dei trattamenti con finalità curativa del cancro presuppone un trattamento radioterapico” ha ricordato Magrini a La Pressa. 'In Italia siano centinaia di migliaia i pazienti trattati ogni anno nei circa 200 centri dedicati, dotati complessivamente di 400 apparecchiature, in larga parte rinnovate negli ultimi anni'.Il professore ha ribadito che la radioterapia è una disciplina clinica completa, capace di seguire il paziente “dall’inizio alla fine del percorso di cura, fino ai controlli successivi”, e ha evidenziato
l’importanza di un bagaglio professionale che combini competenze cliniche, farmacologiche, biologiche e tecnologiche.Sul futuro della disciplina, Magrini ha individuato tre pilastri: una solida formazione clinica a fianco del paziente, la conoscenza delle basi biologiche e dei meccanismi molecolari; l’uso crescente di tecnologie predittive in grado di personalizzare la cura sul singolo paziente.“Modena è un centro di eccellenza – ha affermato – con una dotazione tecnologica molto importante e un gruppo di professionisti estremamente qualificato, impegnato in un approccio multidisciplinare che la colloca tra le realtà più avanzate del Paese”.

L’incontro ha offerto spazio anche ai temi della ricerca e dell’innovazione, aspetti che negli ultimi anni hanno trasformato profondamente l’approccio alla terapia. 'Le nuove tecnologie, ha spiegato
Alessio Bruni, 'hanno reso la radioterapia una terapia sempre meno invasiva, rapida e ben tollerata, riducendo il numero complessivo delle sedute e permettendo trattamenti più brevi, sicuri ed efficaci. L’innovazione ha migliorato in modo decisivo l’esperienza del paziente rendendo i trattamenti più veloci e garantendo la massima protezione dei tessuti sani, senza compromettere l’obiettivo principale: colpire il tumore.
Grazie alla collaborazione con oncologi, chirurghi, radiologi e medici nucleari, e con il contributo essenziale di tecnici e infermieri, la radioterapia modenese tratta con successo le patologie più frequenti: tumori della prostata, della mammella, del polmone e del colon-retto, con risultati sempre più efficaci e minori effetti collaterali rispetto al passato'L’incontro ha confermato che il futuro della disciplina passerà dall’innovazione tecnologica, dalla ricerca clinica e dalla personalizzazione dei percorsi terapeutici. Un futuro che, come emerso dall’appuntamento, a Modena è già cominciato.A seguire il dott.
Ercole Mazzeo ha illustrato lo stato dell’arte della ricerca in Radioterapia a Modena, con particolare attenzione ai progetti innovativi che coinvolgono clinici, fisici sanitari e tecnici specializzati, mentre il dottor
Gabriele Guidi ha tenuto una relazione su “Un fondamentale compagno di viaggio: la Fisica Sanitaria”, evidenziando il ruolo chiave della fisica delle radiazioni nella definizione dei piani di cura e nella sicurezza della terapia. L’incontro si è concluso con i closing remarks, ribadendo l’impegno congiunto di Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria nel portare avanti un percorso di innovazione continua, formazione avanzata e ricerca traslazionale al servizio dei pazienti.