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Ex diurno e Piazza Mazzini: dopo 16 anni siamo all'anno zero

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Bonaccini lo annunciò nel 2001, più di un milione di euro senza risultati


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«Ci assumiamo la responsabilità di prevedere un progetto di riqualificazione per il 2002-2003 e di aprire sicuramente i lavori nella legislatura, affinché si possa recuperare, finalmente, il diurno chiuso una trentina di anni fa». Parole pronunciate il 5 aprile del 2001 (16 anni fa), dall’allora Assessore comunale con delega al centro storico Stefano Bonaccini, attuale Presidente della Regione, a quel tempo nella squadra di governo cittadino del l’allora Sindaco Giuliano Barbolini.

Promesse, impegni rimasti inevasi. Insieme ad altri che sulla Piazza e l’ex diurno, si sono susseguiti. Progetti artecipati, anche finanziati sulla carta, e mai realizzati. Ed è così che i 30 anni di inutilizzo dell’ex diurno richiamati da Bonaccini sono oggi diventati più di 40. Perché entro quella legislatura (con termine nel 2004), con Bonaccini ‘deus ex machina’ delle politiche per il centro storico, di quel progetto annunciato non se ne fece nulla. 


La questione dell’ex diurno riemerse nel maggio del 2005, nell'ambito della presentazione di un piano di promozione turistica comprendente anche un evento unico sull'enogastronomia locale. Per favorire la prima accoglienza dei visitatori venne lanciata l’idea della Casa dell'Ospite, che - recitava la nota stampa del Comune - «verrà allestita nei locali dell'Ex Diurno di Piazza Mazzini, spazio centralissimo e di altra frequentazione che può essere facilmente individuato e raggiunto». Tra i soggetti attuatori del Piano, oltre ad associazioni come 'Incoming' e Modenatur, c’era già anche ModenaMoremio. Passò un anno di vuoto fino a che nel marzo del 2006, nell'ambito di un piano di investimenti da 100 milioni di euro in 5 anni per il rilancio del centro storico, Piazza Mazzini e l’ex diurno tornarono al centro degli interventi programmati nel capitolo dedicato al turismo. Per gli spazi dell’interrato della piazza vennero nuovamente annunciati servizi di promozione, informazione e accoglienza turistica.
Tutto, venne annunciato dal Comune, «sarà completato entro il 2009». 

A novembre del 2006 l’allora Assessore Roberto Guerzoni annunciò che il progetto sarebbe stato realizzato
dall’architetto Botta nell’ambito di quello di riqualificazione dell’intera Piazza Mazzini.
L’architetto accetterà l’incarico. Per la rinascita dell’ex diurno, sembrò la volta buona.
Nel giugno del 2007 lo fece credere anche l’A ssessore Mario Lugli che nell’ambito della presentazione degli stati
generali del turismo affermò: «Entro l’anno si avvierà il percorso per realizzare la Casa dell'ospite nell'ex diurno
di piazza Mazzini, luogo di accoglienza per visitatori e turisti». Ed in consiglio comunale venne annunciata «la
previsione di 1 milione di euro nel Piano degli investimenti del 2007 finalizzati anche a l l’aumento della dotazione
di bagni pubblici». Con lavori di completamento della pulizia e bonifica dei locali garantiti entro la fine dell’anno»
Nel novembre del 2007 il progetto Botta, costato 88 mila euro, relativo all’ex diurno come ‘punto principale di accoglienza turistica della città’ viene presentato in consiglio comunale. L’ex diurno e Piazza Mazzini dovranno diventare il nuovo “salotto della città”.
Ma passerà ancora un anno (siamo nel gennaio del 2009), per la presentazione del progetto dettagliato. Non se ne farà nulla.

E allora quando non se ne fa nulla, quando il pubblico non porta avanti i progetti che promette, ecco che ci si affida al principio della partecipazione. Con l’amministrazione che prova a riacquistare credibilità, aprendo ‘democratica ente ’ ai cittadini. L’invito a lanciare idee per la riqualificazione dello spazio viene accolto anche dagli studenti del Venturi che per l’ex diurno pensano ad una struttura in vetro che avvolge l’accesso. Per il centro storico c’è già l’Assessore Daniele Sitta. Passano quasi tre anni. Del progetto pagato a Botta non si sa più nulla. I lavori sono fermi, Piazza azzini è come è sempre stata, ma il peso dell'incuria logora sia la superficie che l’interrato dell'ex diurno. Ed è così che nel Novembre del 2012 le conseguenze dell'abbandono si fanno sentire. Crepe sulla pavimentazione di Superficie, infiltrazioni nelle vetrate, mancata sicurezza degli accessi obbligano a lavori di ristrutturazione.

Il Comune spende altri 25 milia euro, ma solo per metterci un pezza. Di superficie, appunto. Gli anni passano, gli assessori cambiano e, purtroppo, le persone muoiono. Come il giornalista ed allora consigliere comunale Sandro Bellei che preoccupato per lo stato di degrado de ll ’ex diurno a più di dieci anni dall’annuncio dell’A ssessore
Bonaccini, riceve questa risposta dall’assessore Giacobazzi: «Le condizioni statiche del diurno di piazza Mazzini risultano buone».
Poi rispondendo nel merito del progetto Botta rimasto nel cassetto, l’Assessore afferma: «Rimane a disposizione
de ll’Amministrazione ma non credo potrà essere realizzato in tempi brevi per la carenza di risorse. Non  rappresenta una priorità».
Passano altri tre anni di vuoto e nel novembre del 2015, dopo 15 anni di annunci, l’amministrazione rispolvera l’idea del progetto partecipato. Dalle parole di Bonacini, 16 anni fa, il mondo è cambiato, tanto che dai primi PC senza internet si è passati agli # sui social. Ma l’ex diurno rimane lì, fermo. All’anno zero. Ed ecco che l’unica alternativa, in mancanza di alternative ormai credibili, rimane un nuovo progetto partecipato. Chiamato #chenepensi, lanciato dall’amministrazione per informare i cittadini e per raccogliere le loro opinioni. Nel nostro viaggio nel tempo delle occasioni mancate, siamo alla fine del 2015. Nel gennaio dello scorso anno vengono programmate le aperture al pubblico e lo scorso 1 settembre, la presentazione delle ‘idee’ da parte del Sindaco Muzzarelli. Sarà la volta buona? Macché, passano altri 6 mesi ed è tutto come prima, anzi peggio. L'accesso dell'ex diurno viene (non) protetto da barriere di fortuna ed i tubi industriali per il drenaggio dell'acqua imbruttiscono ulteriormente il senso di abbandono. Così come quell strana rete di fili rossi intrecciati che ne evidenziano l'acceesso. E all'orizzone un nuovo vincolo della Soprintendenza, che sotto l'aspetto politico è funzionale come l'asso di briscola. Utile sicuramente per dire ancora che se non si andrà avanti non sarà colpa della politica ma di chi ne limita la volontà.


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