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Ausl, carenza di spazi per visite specialistiche: 230mila euro a poliambulatorio privato per esternalizzare l’intramoenia

Ausl, carenza di spazi per visite specialistiche: 230mila euro a poliambulatorio privato per esternalizzare l’intramoenia

La cifra impegnata con una delibera della direzione Ausl per pagare gli affitti di locali e apparecchiature in cui continueranno ad operare i professionisti Ausl


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Con una delibera firmata dal Direttore Sanitario Romana Bacchi e dal Direttore Generale Mattia Altini il 30 dicembre scorso l’Ausl di Modena ha rinnovato due convenzioni per consentire a due specialisti dipendenti nonché dirigenti dell’Ausl di svolgere l’attività intramoenia non all’interno delle strutture Ausl ma in studi e ambulatori privati: Un poliambulatorio di Modena al quale l’Ausl si impegnerà a destinare 230.000 euro per l’affitto di locali e attrezzature necessarie per erogare, attraverso il proprio specialista, le prestazioni odontoiatriche, e uno studio dove opera uno psicologo. Il primo è dirigente medico di Odontoiatra autorizzato ad operare, per conto dell'Ausl, presso un poliambulatorio privato non accreditato con sede a Modena per tutto il 2026. Il secondo, dirigente medico in psicologia, autorizzato ad operare presso studio privato a Modena, in quest'ultimo caso in virtù di una convenzione della durata di sei mesi, fino a giugno 2026.Come è possibile e perché? L’Ausl giustifica il tutto affermando nero su bianco di non avere la disponibilità di spazi e locali idonei all’interno delle proprie infrastrutture per garantire a questi professionisti a svolgere l'attività intramoenia. Condizione che, sulla base di parametri concordati con la Regione, consente di ricorrere all’esterno attraverso convenzioni con studi medici e addirittura ambulatori privati in cui, appunto, fare lavorare i propri medici in regime intramoenia.
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Convenzioni rinnovate dal 2025 all’intero 2026 per uno psicologo e Ausl e un dirigente medico di odontoiatria. Riassumendo, medici e specialisti dipendenti e dirigenti Ausl autorizzati non solo a svolgere attività privata e ad erogare prestazioni in regime di intramoenia, ovvero all’interno delle mura dell’Ausl e con gli strumenti dell’Ausl, ma all’esterno, arrivando a pagare anche gli affitti dei locali e l’uso delle strumentazioni che i medici utilizzano. Una circostanza che, nella sanità pubblica provinciale dove a più riprese abbiamo raccontato di cantieri e nuovi spazi ricavati grazie a fondi PNRR ci pare faccia sempre più fatica a trovare giustificazione.
Il risultato dell’esternalizzazione dell’intramonia, al di là della scelta politica che sta portando sempre più ad una gestione privata delle prestazioni pubbliche, meno pubblica e meno universalistica, aggiunge un costo importante, legato agli affitti passivi a carico dell’Ausl, e che va di fatto a per cosi dire ‘mangiare’, i ricavi che per l’Ausl derivano da una 'normale' attività intramoenia, ovvero con lo specialista Ausl che svolge prestazioni private in spazi e con strumenti della struttura pubblica. Elementi, questi ultimi, che nelle convenzioni vengono affittati all’esterno.
E se per l’affitto dello studio dello specialista psicologo non appaiono cifre in più. non si può dire per il poliambulatorio privato dove il professionista dipendente Ausl eroga le proprie prestazioni. Ovvero, 230.000 euro.

l conti economici dell’operazione Intramoenia con professionisti dipendenti pubblici in studi esterni privati

Dalla delibera firmata dai Direttori sanitario e generale, emerge per l’anno 2026 un quadro economico così composto:
Ricavi presunti per l’Ausl da visite intramurarie: 344.000 euro annui, iscritti a bilancio come ALP-Specialistica ambulatoriale”;
Costi per competenze al personale dipendente: 124.000 euro annui, iscritti a bilancio come ALP – Specialistica ambulatoriale (personale dipendente);
Costi per gli spazi e i materiali forniti dal privato: 230.000 euro annui, imputati al conto “affitti passivi”.
A questi si aggiunge il meccanismo di trattenuta aziendale: l’AUSL incasserà i pagamenti delle visite, ripartendoli ai professionisti ma trattenendo il 10% degli introiti, pari a 34.400 euro annui, per la copertura dei costi organizzativi.
E’ chiaro che buona parte ricavi vengono ‘erosi’ dalla spesa per l’Ausl legata agli affitti passivi, legati all’utilizzo di spazi e strumentazione privata e giustificata dal fatto che l’Ausl non avrebbe a disposizione locali e strumentazioni per svolgere quelle attività.
In un anno in cui si inaugurano nuovi poliambulatori, ospedali e Case della Comunità finanziate dal
PNRR, dove il problema appare l’opposto, ovvero mancanza di personale per gestire strumentazioni e spazi, qualcosa sinceramente ci sfugge.

Tracciabilità garantita, ma a quale prezzo?

L’AUSL precisa che gli studi privati saranno collegati alla propria rete informatica, assicurando la tracciabilità delle prenotazioni e degli incassi di fatture e ticket in conformità alle linee guida regionali. Un requisito di trasparenza fondamentale, ma che non risolve la questione sostanziale: per garantire visite interne ai flussi aziendali, l’azienda paga spazi esterni ai propri muri.
Nel testo della delibera si legge la volontà di superare entro il 2026 il ricorso agli spazi sostitutivi. Un impegno formale contenuto anche già nelle relazione della Corte dei Conti del 2025 su analisi del 2024. Un sistema che, come conferma il rinnovo delle convenzioni a tutto il 2026, l’Ausl, evidentemente, non è ancora in grado di superare.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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