A fronte di un progetto esecutivo già completato, l’intervento resta in sospeso in attesa delle autorizzazioni definitive da parte della Direzione Generale Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a seguito delle prescrizioni trasmesse a febbraio 2025. Di fatto, questo ritardo impedisce l’avvio del lotto più strategico, destinato a riqualificare le opere di sbarramento principali e a determinare l’effettiva capacità idraulica della cassa nel trattenere le piene del Secchia. Fatto sta che per l'opera già in parte finanziata dal 2014, e giudicata di fondamentale importanza per giungere, insieme all'innalzamento delle arginature perimetrali della cassa stessa, al potenziamento di capacità e sicurezza della cassa quantomeno per piene con tempo di ritorno a 50 anni, il tempo per la cantierizzazione e quindi per l'avvio dei lavori non sono ancora definiti.
È fatto sta che l'unico lotto, il secondo collegato in parte al terzo, che ha visto l'addio, è stato quello collegato ai fondi e ai vincoli del PNRR. Finanziamenti peraltro ottenuti non in funzione di progetti per il potenziamento strutturale della cassa (progetti che in decenni non erano mai stati prodotti quanto meno a livello tale da poter accedere ai fondi PNRR), ma per la funzione irrigua della cassa.
Fatto sta che oggi il mancato avvio dei lavori sui manufatti regolatore (diga) e sfioratore (il manufatto che regola secondo del livello del fiume il passaggio dell'acqua dal bacino in linea, a monte della diga, al bacino laterale), rischia di rallentare l’efficacia complessiva dell’intero progetto, articolato in quattro lotti, per una durata complessiva di circa sei anni. E che, solo se completati nella loro totalità potranno potranno garantire benefici effettivi in termini di innalzamento strutturale del livello di sicurezza idraulica.
I lotti in corso: stato dell’arte e obiettivi
Il secondo lotto, attualmente in fase di avanzamento, riguarda l’adeguamento in quota e sagoma degli argini perimetrali.
Oltre al rialzo e all’irrobustimento delle arginature, i lavori includono lo svaso delle aree a monte del manufatto di sbarramento e il recupero del materiale terroso per la formazione dei nuovi argini. Queste aree sono state oggetto di bonifica da ordigni bellici, già completata in parte. In parallelo, è stato attivato un monitoraggio ambientale ante-operam, cui seguirà il controllo durante i lavori.
Il terzo lotto, finanziato con 8 milioni di euro, prevede la realizzazione di un nuovo comparto per l’accumulo delle acque di piena. Il progetto esecutivo è pronto, ma la gara d’appalto è fissata entro il primo semestre del 2026, e quindi i tempi di realizzazione si spostano ancora più avanti.
A chiudere il quadro degli interventi, il quarto lotto – collegato al secondo e anch’esso sostenuto dal PNRR – punta a rendere la cassa utilizzabile anche a fini irrigui, con la possibilità di stoccare fino a 1 milione di metri cubi di acqua per l’agricoltura.
Seppur dopo ritardi decennali nell'avvio di lavori strutturali di potenziamento di un'opera che da tempo è stata riconosciuta e definita inadeguata per tiene con tempo di ritorno anche solo a 50 anni, per non parlare delle piene centenarie, i i progetti e i finanziamenti un passo lo hanno fatto, la mancata partenza del primo lotto resta una criticità centrale. L’intervento sui manufatti regolatori non è solo il più costoso (30 milioni di euro), ma anche quello che determina l’effettiva funzionalità della cassa nelle fasi di piena. Senza questo tassello, gli altri interventi non hanno di fatto efficacia e nulla o se non in minima parte possono contribuire al potenziamento della cassa stessa.
Compensazioni ambientali e ampliamento aree protette
Il progetto include anche interventi ambientali compensativi per mitigare l’impatto della rimozione di circa 30 ettari di bosco per l’allargamento degli argini. È prevista una ripiantumazione con un rapporto 1:1,3, pari a oltre 30 ettari di nuove piantumazioni (di cui 12 già realizzati) su aree demaniali ed espropriate. Saranno inoltre create nuove zone umide, contribuendo a un ampliamento complessivo delle zone protette di circa 200 ettari.
Gi.Ga.



