È già in fase di somministrazione avanzata, invece, l’altro farmaco antivirale, il Molnupiravir, giunto nelle scorse settimane presso la Farmacia Ospedaliera che ha sede al Policlinico di Modena: dei 70 trattamenti consegnati, ad oggi il farmaco è già stato somministrato a 47 pazienti.
In entrambi i casi si tratta di farmaci ad uso orale per il trattamento di pazienti non ricoverati, con malattia Covid lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che possono rappresentare specifici fattori di rischio per lo sviluppo di Covid grave.
Per quanto riguarda in particolare il Molnupiravir (così come per questi primi trattamenti con Paxlovid), l’individuazione e la valutazione dei pazienti che possono beneficiarne è a carico della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dalla professoressa Cristina Mussini, presso l’Ambulatorio delle Terapie Monoclonali del Policlinico. Il trattamento – che ha ricevuto il via libera dell’Aifa a fine dicembre – è una ulteriore opzione disponibile da destinare ai pazienti più fragili che possono correre il rischio di un aggravamento della malattia con conseguente ricovero in ospedale. La durata del trattamento con Molnupiravir, che consiste nell’assunzione di 4 compresse (da 200 mg) due volte al giorno, è di 5 giorni e deve essere iniziato entro pochi giorni dalla comparsa dei sintomi.
Alla terapia si accede su chiamata diretta da parte del medico di medicina generale o del paziente stesso o su screening attivo fatto dal personale delle Malattie Infettive. A tale scopo è stato creato un percorso ad hoc, oltre che incontri formativi, con i medici delle Cure Primarie e USCA per favorire l’accesso precoce.
“Secondo quanto previsto dai protocolli attuali – aggiunge la professoressa Cristina Mussini, Direttore delle Malattie Infettive del Policlinico – il Plaxovid e il Molnupiravir, così come il Sotrovimab vengono offerti ai pazienti fragili che rientrano in una specifica categoria. Indipendentemente dal fatto che il paziente sia vaccinato o meno la somministrazione va effettuata entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi, meglio ancora se entro 3 giorni.
“Pur non sostituendo la vaccinazione, che resta a oggi l’unica arma per combattere la pandemia, l’avvento dei nuovi medicinali orali potrebbe dare un contributo importante per evitare le conseguenze più serie di Covid – spiegano la Direttrice del Dipartimento Farmaceutico, Nilla Viani e la Responsabile della Struttura Semplice Unità Farmaci Antiblastici, Marianna Rivasi -. In tutte le Farmacie ospedaliere, in questi due anni di pandemia, abbiamo focalizzato il nostro impegno, in particolare, nella gestione (ricezione, conservazione, distribuzione) dei vaccini, degli anticorpi monoclonali e dei farmaci antivirali disponibili per il Covid-19, ed abbiamo garantito la costante fornitura delle terapie necessarie alla cura dei pazienti Covid ricoverati nelle terapie intensive e/o nei reparti COVID.

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