Stuzzicagente 20 giugno 2021
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Covid Modena, 77% pazienti in terapia intensiva ha variante inglese

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I ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi Intensiva sono 65, di cui 34 al Policlinico e 31 a Baggiovara


Si è mantenuto nell’ultima settimana il calo dei riscontri di nuovi casi positivi in provincia di Modena, e parallelamente si è registrato un contenimento nel numero dei ricoverati, che sono ad oggi 210 in Azienda ospedaliera. Di questi, 145 sono in degenza ordinaria, di cui 102 al Policlinico e 43 all’Ospedale Civile di Baggiovara. I ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi Intensiva sono invece 65, di cui 34 al Policlinico e 31 all’Ospedale Civile.
Il calo delle nuove positività e dei pazienti Covid che hanno necessità di ricovero ospedaliero ha permesso di riconvertire alcuni settori di degenza precedentemente dedicati al ricovero di positivi.

Inoltre, compatibilmente con l’occupazione dei settori intensivi, che ancora vedono impegnato un numero elevato di personale medico e infermieristico, è in corso l’ampliamento dell’offerta chirurgica che aveva dovuto essere rimodulata in riduzione. È pertanto stata riavviata parzialmente anche l’attività programmata, oltre che quella che è stata costantemente garantita di emergenza-urgenza e di trattamento della casistica oncologica.

Dal 10 marzo a oggi, in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2, sono stati valutati 136 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Tra questi, 104 (77%) tamponi hanno presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 23 (17%) compatibili con variante brasiliana, 3 (2%) con mutazioni compatibili a variante nigeriana e da 5 passano a 6 (4%) i tamponi riscontrati senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti.

I medici

“A fronte di una riduzione dei ricoveri in degenza ordinaria, rimangono stabili quelli in intensiva. È un dato che ci aspettavamo, perché noi vediamo pazienti il cui quadro clinico si è complicato e che poi restano ricoverati spesso a lungo - afferma la dottoressa Elisabetta Bertellini, direttore Terapia Intensiva di Baggiovara -. Quindi è normale che i nostri ricoveri scendano con più lentezza. Il quadro clinico dei pazienti è sovrapponibile a quello delle fasi precedenti, anche se vediamo pazienti più giovani. Nel tempo abbiamo imparato a conoscere meglio la malattia e questo ci ha consentito una maggiore attenzione all’umanizzazione, nel rapporto con le famiglie, sempre nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza. Nelle prime fasi, l’isolamento dei pazienti era terribile e solo l’utilizzo degli smartphone e delle videochiamate consentiva qualche breve saluto, spesso quando la situazione clinica si aggravava in maniera preoccupante. In seguito, nell’hub, siamo riusciti a far avvicinare i famigliari – ovviamente negativi - al vetro oppure, nella terapia intensiva storica, farli avvicinare il più possibile mantenendoli nella zona pulita. Abbiamo utilizzato quindi radio e walkie talkie per farli comunicare con i propri famigliari. Infine, in casi particolari e con il supporto del personale alla vestizione e svestizione, siamo riusciti a far entrare i famigliari negativi all’interno delle terapie intensive. Questo ha comportato da un lato una maggior comprensione della malattia da parte dei famigliari, dall’altro è stato emozionante vedere i pazienti che, magari dopo una lunga sedazione, incontrano i loro cari. Sono momenti davvero toccanti”. Questo tipo di percorso è presente anche nella Terapia Intensiva del Policlinico e più in generale esiste in AOU una procedura che disciplina la possibilità di visite e di contatti tra pazienti e famigliari in tutti i reparti COVID (ndr). “Questa situazione ha provato tutti, i sanitari e le famiglie. Se vogliamo uscirne dobbiamo rispettare in modo puntiglioso tutte le indicazioni per evitare il contagio, igiene delle mani, distanziamento, mascherine. Queste raccomandazioni valgono anche per i vaccinati. I vaccini certo ci faranno uscire dall’emergenza, ma al momento è fondamentale che anche i vaccinati rispettino le regole di prevenzione”.



“A fronte di una sensibile riduzione dei ricoveri ordinari, i numeri in Terapia Intensiva rimane purtroppo stabile. L’abbassamento dell’età media dei pazienti ricoverati, legato probabilmente anche alla diffusione delle varianti – soprattutto inglese e brasiliana – contribuisce a mantenere alto il numero dei ricoveri perché oggi vediamo fasce di popolazione che nella prima ondata non erano colpite. Le aperture sono una cosa bella ma dobbiamo ricordare che il virus gira ancora e quindi è necessario aprire con attenzione, rispettando le regole in modo da poter stare aperti a lungo” - aggiunge Emanuela Biagioni, Dirigente medico della Terapia Intensiva del Policlinico.


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