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Covid, modenese un nuovo esame che predice evoluzione della malattia

Covid, modenese un nuovo esame che predice evoluzione della malattia

Lo studio ha preso in considerazione una serie di 87 pazienti ricoverati per Covid presso i reparti di cura intensiva e subintensiva


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È stato studiato a Modena un nuovo esame di laboratorio chiamato MDW (Monocyte Distribution Width) che può predire l’evoluzione, del Covid e dello stato iper-infiammatorio (‘cytokine storm’) che la caratterizza. Questo esame si basa sull’analisi della morfologia dei monociti, cioè una specifica popolazione di cellule presenti nel sangue. Lo studio è frutto della collaborazione tra l’Azienda USL di Modena (con il Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica e in particolare, il Laboratorio di Medicina di Laboratorio dell’Ospedale Civile di Baggiovara), l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena (con l’Anestesia e Rianimazione del Policlinico, diretta dal professor Massimo Girardis, l’Ematologia diretta dal professor Mario Luppi, le Malattie Infettive, diretta dalla professoressa Cristina Mussini) e Unimore (con il team di ricercatori diretto dal prof. Andrea Cossarizza).

“Quando vi è uno stimolo prodotto dell’attivazione del sistema immunitario, come nel caso di infezioni sia batteriche che virali, si modifica la morfologia dei monociti. Con le nuove apparecchiature a disposizione siamo in grado di misurare in laboratorio l’entità di queste alterazioni cellulari – ha spiegato il dottor Tommaso Trenti (nella foto), direttore del Dipartimento Interaziendale di Medicina di Laboratorio - Nel lavoro pubblicato si è descritto per la prima volta il significato biologico ed il
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ruolo prognostico di questo nuovo parametro ematologico chiamato appunto MDW nel monitoraggio di pazienti COVID-19 ospedalizzati utilizzato come innovativo biomarcatore utile per la diagnosi precoce di sepsi virale ovvero di grave infezione”.

Lo studio è stato pubblicato sul numero di giugno della prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports del Nature Publishing Group e ha dimostrato, per la prima volta, come il valore dell’MDW, in pazienti COVID-19 seguiti durante il ricovero in reparti di terapia intensiva e subintensiva, sia correlato significativamente con la gravità e l’andamento clinico della malattia. Sintetizza il dottor Giovanni Riva, che lavora nel team e nel laboratorio di Ematologia Diagnostica e Genomica Clinica del prof. Enrico Tagliafico: “Si tratta di un esame prognostico di ‘sepsi virale’ oltre che batterica, come in effetti può essere considerato il COVID-19 nella sua forma clinica più grave come già ipotizzato in precedenti lavori svolti sempre a Modena e già pubblicati”.

“Nei nostri pazienti – ha aggiunto Massimo Girardis, direttore della Terapia intensiva del Policlinico – abbiamo riscontrato come alti valori di MDW si associno ad una elevata mortalità, con picchi di oltre il 35%. Viceversa, bassi valori individuano i pazienti che hanno forti probabilità di guarire”.
“Questo esame – precisa il professor Andrea Cossarizza - rappresenta un importante nuovo biomarcatore.
Ad oggi abbiamo in corso ulteriori ricerche che ci consentiranno di meglio definire il valore e le applicazioni cliniche di nuovi esami di laboratorio quale emergenti marcatori d’infiammazione utile a predire valutando sia lo stato immunologico sia l’aggravamento dei pazienti sia la fisiopatologia del COVID19 per utilizzare precocemente le cure più appropriate a disposizione”

Lo studio ha preso in considerazione una serie di 87 pazienti ricoverati per Covid presso i reparti di cura intensiva e subintensiva, nei quali MDW è risultato essere correlato in modo altamente significativo con alcuni classici biomarcatori di infiammazione, con l’esito delle cure (outcome) e il decorso clinico e la gravità della malattia.
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