E' un giorno triste. Sono quelle notizie che arrivano nonostante il sole e nonostante la primavera. Calda. Un messaggio, poche righe. E poi tanti altri, a valanga. Pieni di ricordi e affetto. E' morto Alberto Iori, maestro del giornalismo di nera e giudiziaria modenese. Lavorava al Resto del Carlino da anni, prima a Modena, poi a Bologna. Aveva 55 anni. Maestro vero che certamente criticherebbe un articolo così, proprio su di lui. Perchè la nera è nera, i fatti sono fatti e non c'è da ricamare nulla. 'Gli incidenti stradali non sono mai spettacolari, se vuoi uno spettacolo vai al cinema' - diceva rimproverando i giovani aspiranti giornalisti, sprofondato sulla sedia dietro alla sua scrivania. Essenziale e sensibile come i soldatini di piombo e i piccoli carrarmati che teneva sulla scrivania, sottili come le sue mani piene di ossa e vene con l'ultima falange piegata all'insù e ingiallita dal fumo del sigaro. Dalla cronaca nera non si scappa ed è il giornalismo più vero, ripeteva. Sassolese lontanissimo dallo snobbismo dei ceramicai, da ipocrisie e politicamente corretto. Magro e piccolo di statura, gigante dal punto di vista umano. Con gli abissi e le dolcezze di chi la vita la sentiva e sentiva anche quanto faceva male.
Alberto Iori se ne è andato all'improvviso sulla poltrona di casa di notte. Lascia la moglie Anna Maria e i figli Alessandro e Francesca. Domani i funerali alle 14.45 dalle Camere ardenti dell'ospedale di Sassuolo per la Chiesa di San Giorgio a Sassuolo. Stasera alle 19 il rosario in ospedale.
E' morto il venerdì di Pasqua. La cronaca nera non lascia spazio alla poesia. Come i suoi soldatini di piombo. Perchè la poesia i soldatini di piombo ce l'hanno dentro e non hanno bisogno di ostentarla.
Leo

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