In Italia sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva; la patologia interessa circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. Le donne con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni.
L’Endometriosi è una malattia cronica caratterizzata da una presenza anomala in altri organi – ovaie, tube, peritoneo, vagina, vescica, intestino, il colon retto e l’appendice – del tessuto che di solito riveste di solito la parte interna dell’utero (l’endometrio). “Durante il ciclo mestruale – spiega il dottor Carlo Alboni – questo tessuto si comporta come l’endometrio e quindi provoca sanguinamento e conseguente infiammazione acuta e cronica. Le lesioni infiltrano letteralmente la parete degli organi colpiti e generano quadri di tenaci aderenze dentro la pelvi che possono compromettere anche la fertilità. La diagnosi precoce è importante perché consente di gestire la paziente migliorando la sua qualità di vita e riducendo il rischio di danno della funzione degli organi in cui si annida. È, però spesso, una diagnosi difficile perché i dolori vengono di frequente scambiati per semplici dolori mestruali o dolori addominali non specifici e quindi sottovalutati”.
Il Centro Endometriosi del Policlinico di Modena – attivo in seno all’Ostetricia e Ginecologia diretta dal prof. Fabio Facchinetti, segue circa 900 donne all’anno negli ambulatori dedicati ed esegue più di cento interventi chirurgici/anno su pazienti con questa patologia. “Nel caso specifico – conclude Alboni – grazie al robot abbiamo potuto operare insieme ai chirurghi generali. Noi abbiamo eseguito la rimozione delle lesioni endometriosiche dalle strutture di sostengo dell’utero, dal peritoneo e dallo spazio fra la vagina ed il retto (sede, peraltro, che più spesso genera sintomi dolorosi soprattutto durante la defecazione ed i rapporti sessuali).
La paziente ora sarà seguita dal centro del Policlinico poiché la gestione della malattia endometriosica non si conclude assolutamente con l’atto chirurgico ma necessita di costante monitoraggio e adattamento della terapia a seconda delle necessità della paziente. Il rischio di recidiva della endometriosi profonda intestinale è molto basso ma in generale si definisce comunque un rischio legato alla cronicità della malattia.
“La paziente – conferma la dottoressa Micaela Piccoli – con una storia di dolori addominali ricorrenti, non ancora inquadrati correttamente, è giunta da noi per un addome acuto da sospetta appendicite. Durante l’intervento di appendicectomia laparoscopica, ci siamo resi conto della presenza di altre lesioni sul peritoneo e sul colon-retto compatibili con un quadro grave di endometriosi, che l’esame istologico sulle biopsie eseguite ha poi confermato. Grazie alla lunga collaborazione con i ginecologi sulle patologie endometriosiche, siamo in grado di riconoscere le lesioni sospette anche quando del tutto occasionali.
“Il successo terapeutico per questa patologia – conclude il Prof. Facchinetti - non può prescindere dal lavoro di squadra, dalla gestione multidisciplinare. Le pazienti affette dall’endometriosi possono presentare sintomi e segni clinici che simulano altre patologie specifiche di vari distretti (urinario, intestinale, osteo-muscolare). È pertanto fondamentale che nella nostra azienda ospedaliera sia consolidata una cultura della diagnosi differenziale precoce dell’endometriosi e sia presente una collaborazione attiva fra le Unità operative a favore delle pazienti”.


