I numeri dell’attività MET: 'Altro che nove interventi'
Il cuore del dibattito per lo Snami è nei dati ufficiali, forniti dall’AUSL su richiesta dello SNAMI. Secondo l’azienda, tra maggio 2024 e giugno 2025 il medico MET di Fanano ha effettuato: 246 interventi su chiamata 118 per presunta criticità elevata, 69 di questi su pazienti con criticità confermata, 9 casi classificati come condizioni super critiche (codice 3).Per lo Snami l’AUSL di Modena, nella sua prima conferenza stampa, attraverso le parole del Direttore del Dipartimento Geminiano Bandiera, aveva presentato in modo selettivo, focalizzandosi solo su quei nove casi che dopo la chiamata in codice rosso erano poi sfociati in casi più gravi, per giustificare la chiusura del servizio. “Una visione miope e fuorviante – accusa lo SNAMI – perché ogni chiamata in codice rosso merita l’intervento di un medico. Il risultato finale non può essere usato per sminuire la necessità del supporto medico iniziale”.
Un altro dato significativo per lo Snami, che emerge leggendo i dati, riguarda i 84 pazienti trattati e stabilizzati direttamente sul luogo dell’emergenza, e nei quali si è evitata l'ospedalizzazione “Sono 84 casi che, senza il MET, si sarebbero trasformati in accessi impropri al pronto soccorso, con aggravio di costi e disagi per i cittadini”, sottolinea il sindacato. “E invece grazie all’intervento del medico d’emergenza si è evitato il ricovero, con un evidente beneficio per il sistema sanitario'. E non si tratterebbe solo di casi lievi ma anche di codici due, nella cui categoria rientrerebbero anche gli infartuati.
Attività ambulatoriale: quasi 1.200 accessi in un anno
Oltre all’emergenza, l’attività del MET si è estesa anche in ambito ambulatoriale, con 1.198 accessi notturni e festivi presso l’ambulatorio di Fanano e 21 interventi supplementari su richiesta dell’OSCO (l’ospedale di comunità).“Non solo emergenze, ma anche un presidio sanitario costante per il territorio”, rimarca lo SNAMI in riferimento all'attività del Medico di Emergenza Territoriale ora soppressa.
Il timore ora è per il futuro della medicina territoriale in montagna. 'I costi restano sostanzialmente invariati – conclude SNAMI – ma il servizio non è più lo stesso. Vedremo ora chi risponderà agli 84 pazienti che verranno lasciati senza assistenza, e come si gestiranno gli accessi inappropriati. Intanto, l’Alto Frignano perde un presidio fondamentale'.


