Del resto per non perdersi nella frastagliata galassia di realtà che si oppongono alle norme sul Green Pass, è opportuno distinguere i movimenti violenti da quelli pacifici. I cortei autorizzati, dalle sfilate che non lo sono. Occorre marginalizzare coloro che si lanciano in deliranti minacce a politici, medici e giornalisti e non fare, viceversa, di tali delinquenti i referenti di un movimento popolare che dice di voler isolare e condannare tali violenze. Perchè, d'altra parte, il rischio vero è quello di demonizzare il diritto costituzionalmente garantito di manifestare (e di dissentire) sull'altare di una dovuta censura a iniziative violente (anche solo a livello verbale) e contro la legge. Abbiamo intervistato il responsabile del gruppo che promuove i cortei del sabato a Modena. Si chiama Alan Devis Bertoni. E' lui l'uomo col megafono in testa al corteo. Lo abbiamo incontrato insieme ad Aurora, un'altra signora elegante e mite che ha partecipato da subito alle manifestazioni.
Come è nato il vostro gruppo e che tipo di legame vi unisce?
'Siamo un gruppo di liberi cittadini ritrovatisi spontaneamente all'indomani dell'introduzione del Green Pass per esprimere in modo pacifico, ma fermo, il nostro dissenso a questa norma. Il gruppo Telegram MODENA LIBERA è stato il primo punto di ritrovo virtuale, poi sviluppatosi attraverso incontri di persona per organizzare manifestazioni e unire persone diverse'.
Sono notizie di questi giorni le minacce lanciate, proprio attraverso alcuni gruppi Telegram, a giornalisti, politici e medici. All'interno della vostra realtà sono accaduti gravi fatti simili?
'Mai. Ci siamo dati precise regole e abbiamo individuato una persona al nostro interno che controlla e monitora continuamente che non vi siano degenerazioni o infiltrazioni. Anche la Digos ha pieno accesso alla nostra chat e tutte le manifestazioni sono autorizzate dalla questura nella piena legalità. Siamo i primi ad isolare ogni forma di violenza o minaccia. Il nostro gruppo fa della non violenza e dell'approccio pacifico il suo fondamento.
Quante persone avete allontanato perchè non rispettavano queste regole?
'Dalla nascita ad oggi abbiamo escluso cinque persone ai primi segnali. Ma, ripeto, i controlli sono quotidiani'.
Come vi distinguete dagli altri gruppi che contestano il Green pass, dal famoso 'Basta dittatura' a i 'Doppia V'?
'La differenza è la rigida regola della non violenza e dell'ascolto. Il nostro unico invito è quello di superare la paura e puntare sulla libertà di ciascuno e di tutti senza offese o provocazioni puntando sul risveglio della cultura. Abbiamo anche preso le distanze dalle manifestazioni fatte ai piedi della Ghirlandina da coloro che hanno cercato di entrare senza Green Pass. Pur pacifiche queste esternazioni non ci appartengono. Come non ci appartengono le manifestazioni che si stanno organizzando nei prossimi gioni a Roma'.
Con i partiti politici che rapporto avete?
'Nessun rapporto. Non vogliamo assolutamente avere cappelli o benedizioni politiche di alcun tipo'.
Ok la non violenza, ok il diritto a manifestare. Ma qual è il vostro vero obiettivo?
'Il Green Pass è la punta di un iceberg di un processo che viene da lontano e che ha acutizzato divisioni sociali che compromettono la convivenza.
Ai vostri cortei partecipano anche persone vaccinate?
'Certamente, le distinzioni sono create ad arte. Insieme a noi partecipano tante persone vaccinate, tante persone che desiderano indossare la mascherina anche all'aperto. Siamo aperti a tutti: non siamo no vax, ma siamo pro-vit e crediamo alla libertà di tutti, anche di chi non ha nostre opinioni. E' anche un modo per incanalare la rabbia, comprensibile in questo periodo, in qualcosa di sano e collettivo'.
Pro-vita è un bello slogan. Ma vi siete mai posti il problema della responsabilità che vi assumete rispetto al messaggio lanciato?
'La prima responsabilità che ognuno ha è verso la sacralità della vita e il rispetto di se stessi e degli altri. Per questo difendiamo la libertà di scelta di ciascuno, anche sul tema vaccinale. E' questo il messaggio che lanciamo. Vede, io penso che il modo per fare male a se stessi è non ascoltarsi, non rispettare le proprie convinzioni quando queste non contrastano con la legge. Senza essere medici ci informiamo il più possibile, prendiamo come punto di riferimento i dati sulla mortalità del virus diffusi dall'Iss. Il virus esiste, le malattie ci sono, ma questo non può compromettere la coesione sociale. Non può dividere in due la società, spaccando amicizie e famiglie'.
Giuseppe Leonelli



