Ma in fondo quella di Enrico Orlandi non è neppure una sfida. Questo agente della Stradale non vuole mettere in difficoltà nessuno. La sua è una testimonianza di coerenza rispetto a convinzioni personali ad oggi totalmente legittime, poichè come sappiamo nel nostro Paese non vige alcun obbligo di sottoporsi al trattamento vaccinale contro il Covid. Esiste invece l'obbligo di presentare un certificato verde per lavorare e questo obbligo Orlandi preferisce non sottostare. 'Perché ad un certo punto della vita non deve essere sicuro, conveniente o popolare, deve essere giusto. Ecco, per me è giusto' - spiega Orlandi parafrasando Martin Luther King.
Un 'giusto' per inseguire il quale Orlandi sta rinunciando allo stipendio, ai contributi previdenziali e alla propria carriera. Una scelta tutt'altro che semplice, perchè la pensione, per lui che ha 52 anni, è lontana. Ma i principi vengono prima di tutto. E nelle sue parole Orlandi non cita quasi mai i vaccini, perchè il tema è un altro. Il livello di discussione è un altro. 'Il 21 luglio 1990 mi sono arruolato e per me la divisa è fonte di orgoglio e lo sarà sempre - spiega Orlandi -. Essere stato allontanato dal lavoro per non avere il Green Pass è stato il giorno più triste della mia carriera, ma io ho giurato sulla Costituzione e dal 15 ottobre mi sono chiesto se questa realtà è in linea con i miei ideali di Giustizia e se è vero che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, io ho fatto la mia scelta'.
Una scelta che comporta una rinuncia enorme, che egli argomenta in
Giuseppe Leonelli


