A tale riguardo, e in un’ottica di trasparenza, la Fondazione ha condiviso questo pomeriggio, con i propri inquilini e con la cittadinanza i primi frutti di quindici mesi di operato. L'incontro si è tenuto al Parco Amendola, alla presenza di monsignor Giuliano Gazzetti, vicario generale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, che presiede la Fondazione, il vicepresidente, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, e il direttore Federico Valenzano.
Nel suo intervento monsignor Castellucci ha commentato l’importanza di festeggiare il primo anno della Fondazione «all’interno di un parco pubblico, di un luogo cittadino», osservando che l’ente «non ha solo la finalità di soddisfare l’indispensabile diritto alla casa, ma di promuovere uno sviluppo integrale umano». Monsignor Castellucci ha sottolineato che la FLAM è amministrata dall’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, dal Comune di Modena e dalla Provincia come «un bene comune da custodire con gli inquilini, che immaginiamo come soggetti attivi», anziché come «destinatari passivi di un servizio». Per l’arcivescovo: «solo una gestione di soluzioni abitative in ottica di responsabilità condivisa» può «valorizzare appieno il patrimonio ricevuto, due secoli orsono, da molti benefattori».
La Fondazione è proprietaria di circa 300 alloggi, di cui 205 posti nel territorio di Modena e, da statuto, non si limita a stipulare contratti di locazione a canone agevolato, ma eroga anche contributi economici, borse di studio e altre forme di sostegno.
In questi mesi l’ente ha incontrato oltre 70 nuclei di diverse nazionalità alla ricerca di una soluzione abitativa e ha provveduto all'inserimento di 22 nuove famiglie.
L'assegnazione dell'alloggio è sempre preceduta da una fase di ascolto e conoscenza, attraverso colloqui diretti e applicando il «Termometro sociale», uno strumento innovativo proposto dall'ente per «valutare il livello delle competenze abitative dell'inquilino». Il canone di locazione non viene definito solo in base alla condizione economica, ma si tengono in considerazione anche elementi come l'età, la presenza di minori, la composizione del nucleo e lo stato di salute e la situazione familiare.
In questo primo anno la FLAM ha avviato progetti formativi rivolti a 30 famiglie con la finalità di «rafforzare le competenze abitative» e quindi la capacità di gestione «autonoma e responsabile» dell'appartamento.
Il sindaco di Modena Mezzetti ha salutato positivamente i primi risultati dell’ente: «Sono tante le attività e le iniziative messe in campo, grazie anche all’impegno del suo direttore, Federico Valenzano, il quale ha proposto al Consiglio di amministrazione della Fondazione un lavoro improntato su principi di equità, solidarietà e legalità, puntando nella direzione di favorire le fasce più deboli, coinvolte, nello stesso tempo, in un processo formativo e un percorso di adesione alla coesione sociale con la comunità a cui loro stessi appartengono».
Nel suo intervento Federico Valenzano ha ricordato che la missione della Fondazione consiste nel «contrasto del disagio abitativo, negli ultimi anni particolarmente diffuso anche a Modena», promuovendo allo stesso tempo «comunità di pratica, dove i singoli possano operare liberamente scelte di vita, riscoprire desideri personali e aspirazioni collettive, senza essere schiacciati dai bisogni o dalle paure individuali». A tale proposito la FLAM mantiene una salda «collaborazione con le istituzioni civili, con le quali mira a tessere reti di relazioni che proteggano i singoli e la collettività», evitando di ghettizzarli.
Il rapporto tra la Fondazione Muratori e i propri inquilini si basa sul principio sinodale della corresponsabilità. La FLAM si impegna a «offrire supporto personalizzato ai più vulnerabili, valorizzare il patrimonio immobiliare e gestire il bene affidato con progetti che al massimo hanno dieci anni di durata». Agli inquilini, che sono considerati in primo luogo cittadini a pieno titolo, è richiesto di essere parte attiva nella vita del condominio, della comunità di vicinato e della più ampia comunità cittadina, gestendo l’abitazione come un «luogo di relazioni», da «usare con responsabilità», contribuendo alla «cura degli spazi comuni». In fondo – commentano gli operatori – «il “noi” è l’unica soluzione alle sfide attuali».


