Chi sono i nuovi Direttori di Dipartimento
Pier Luca Ceccarelli (Dipartimento aziendale ad attività integrata Materno Infantile – AOU di Modena)
Stefano Colopi (Dipartimento interaziendale ad attività integrata Diagnostica per immagini)
Fabrizio Di Benedetto (Dipartimento aziendale ad attività integrata Chirurgie Generali e Specialità Chirurgiche – AOU di Modena)
Albino Eccher (Dipartimento interaziendale ad attività integrata Dipartimento Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica)
Anna Franzelli (Dipartimento aziendale di Cure Primarie Ausl)
Francesca Gandolfi (Dipartimento interaziendale Farmaceutico)
Giuseppe Longo (Dipartimento interaziendale ad attività integrata Emato-Oncologico)
Donatella Marrama (Dipartimento aziendale di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Ausl)
Un appello e un impegno comune per l'integrazione
Nel corso della presentazione i nuovi capi dipartimento hanno delineato priorità, criticità e prospettive, spesso convergendo su un punto: senza percorsi condivisi, tecnologie coordi
nate e relazioni professionali solide, la complessità crescente dei bisogni rischia di superare la capacità del sistema.
Pierluigi Ceccarelli, nuovo direttore del Dipartimento Integrato Materno‑Infantile, ha ricordato la mole di attività che ruota attorno al suo settore – “9.000 ricoveri, 30.000 prestazioni ambulatoriali e altrettanti accessi al pronto soccorso”, sottolineando come questa intensità assistenziale richieda un sistema capace di muoversi in modo coordinato.
Ha insistito sulla necessità di rafforzare le connessioni interne ed esterne: “C’è da fare un buon lavoro di rete ulteriore sia con l’Ausl sia all’interno dell’azienda stessa”, spiegando che la popolazione materno‑infantile “non mi piace più definirla fragile, ma sicuramente molto preziosa”.
Ceccarelli ha richiamato anche il calo delle nascite e l’aumento delle patologie croniche pediatriche, elementi che rendono ancora più urgente una presa in carico integrata e continua.
Stefano Colopi ha messo in guardia dal rischio di una sanità che misura la propria efficacia solo in termini quantitativi: “La vocazione del dipartimento non può essere la rincorsa al numero delle prestazioni”, ha detto, indicando invece la necessità di inserirle in percorsi diagnostico‑terapeutici coerenti.
Il nodo centrale, per Colopi, resta la capacità di lavorare insieme: “C’è un problema di integrazione che deve essere spinto ancora più avanti per arrivare a vantaggi
Ottimizzare tecnologie, evitare duplicazioni, condividere competenze: sono questi, secondo il direttore, i passaggi indispensabili per garantire sostenibilità e qualità.
Tra gli interventi più incisivi sotto l'apetto dell'integrazione quello di Fabrizio Di Benedetto, direttore del Dipartimento Integrato di Chirurgia Generale e Specialità Chirurgiche.
Ha spiegato come il suo dipartimento rappresenti in modo quasi perfetto la doppia anima del sistema modenese – “cinque unità operative ospedaliere e cinque universitarie” – e come questa struttura imponga un cambio di passo: “Oggi non si parla più di integrazione perché saremmo arretrati. Dobbiamo renderla operativa”.
Di Benedetto ha portato esempi concreti: interventi pediatrici condivisi con l’urologia, percorsi comuni tra le due rianimazioni, collaborazione costante tra Policlinico e Baggiovara.
“Alla fine del mandato - ha concluso - non dovremo più parlare di integrazione perché sarà già stata fatta”, indicando una direzione che molti colleghi hanno riconosciuto come necessaria.
Albino Ecker, direttore del Dipartimento Integrato di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, ha definito il suo ambito “estremamente complesso”, richiamando la necessità di uniformare processi e risultati.
“Abbiamo la necessità di erogare lo stesso tipo di prestazione a prescindere dal luogo in cui viene erogata”, ha affermato, indicando nell’armonizzazione e nell’appropriatezza le due matrici progettuali fondamentali.
Per Anna Franzelli, direttrice del Dipartimento di Cure Primarie, ha descritto un settore che accompagna i cittadini “dalla nascita alla fine della vita”, includendo consultori, cure palliative e medicina penitenziaria. Ha evidenziato come il DM 77 stia ridisegnando la rete territoriale: “Abbiamo in capo l’organizzazione della rete dei servizi e lo sviluppo delle Case della Comunità”.
Un passaggio cruciale riguarda i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, figure non dipendenti ma centrali: “Sono il fulcro dell’assistenza territoriale”, ha ricordato.
La sfida, per Franzelli, è costruire un territorio capace di dialogare con l’ospedale e con i servizi sociali, mantenendo continuità e prossimità.
Francesca Gandolfi, direttrice del Dipartimento Interaziendale Farmaceutico, ha delineato un modello di farmacia clinica molto diverso da quello tradizionale.
“Il farmacista non sta più in farmacia: entra nei reparti, collabora con i clinici e con il territorio”, ha affermato, indicando un cambio culturale profondo.
Ha individuato tre pilastri per sostenere questa trasformazione: informatizzazione dei processi, formazione condivisa tra farmacisti ospedalieri e territoriali, e una comunicazione più efficace con i pazienti. Quest’ultimo punto, ha sottolineato, è decisivo: senza pazienti consapevoli e coinvolti, nessun obiettivo regionale o aziendale può essere raggiunto.
“Seguiamo 45-50 mila pazienti che hanno avuto un tumore” - sottolinea Giuseppe Longo, direttore del Dipartimento Interaziendale Integrato di Oncologia ed Ematologia. In un dipartimento che riunisce strutture uniche per tutta la provincia come radioterapia, medicina nucleare, ematologia, e altre distribuite sul territorio, come le oncologie di prossimità l'obiettivo è chiaro: “Percorsi diagnostico-terapeutici unici, non più frammentati, per garantire qualità e vicinanza ai luoghi di vita dei pazienti'
Longo ha richiamato anche il tema della sostenibilità: l’oncoematologia assorbe una quota rilevante delle risorse farmaceutiche e diagnostiche, rendendo l’appropriatezza una necessità strutturale.
Donatella Maramma, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, ha descritto un settore che vive un cambiamento profondo dei bisogni.
“Il target di popolazione sta cambiando e ha necessità integrate”, ha spiegato, indicando la necessità di unire i tre settori interni, ovvero adulti, neuropsichiatria infantile e dipendenze, in percorsi condivisi. E' fondamentale la forte interdipendenza con i servizi sociali e con le cure primarie: 'Senza questa rete la riabilitazione e la reinclusione rischiano di restare incompiute.
Infine, ha richiamato la battaglia contro lo stigma: “Dobbiamo lavorare perché siano persone da aiutare e includere”, ricordando l’esperienza della Settimana della Salute Mentale come esempio di integrazione tra sanità e comunità'
I direttori della aziende sanitari e le autorità: 'Simbolo di un sistema integrato'
I vertici delle Aziende sanitarie modenesi Mattia Altini (AUSL), Luca Baldino (AOU) e Stefano Reggiani (Ospedale di Sassuolo) hanno parlato della scelta di presentare congiuntamente i nuovi Direttori di Dipartimento, come simbolo di una sanità pubblica integrata, capace di offrire al cittadino la risposta più adeguata indipendentemente dall’ente erogatore. I Dipartimenti, organizzati per aree cliniche o percorsi di cura, rappresentano infatti il cuore del sistema interaziendale che unisce ospedali e territorio.
Un valore rimarcato anche dalla Rettrice di Unimore, Rita Cucchiara, che ha evidenziato il ruolo dei dipartimenti ad attività integrata come punto d’incontro tra assistenza, didattica e ricerca, rafforzando la collaborazione tra Ateneo e Aziende sanitarie nella formazione dei professionisti e nello sviluppo della ricerca clinica.
Sulla stessa linea il vicesindaco e assessore comunale alla salute Francesca Maletti, che ha richiamato la necessità di tutelare la sanità pubblica come bene della comunità e di investire in innovazione, umanizzazione e sostenibilità. Un augurio di buon lavoro ai nuovi direttori è arrivato anche dal presidente della Provincia, Fabio Braglia, che ha parlato di un passo importante verso un servizio sempre più integrato, coeso e capace di affrontare le sfide future grazie alla sinergia tra Ausl, Aou, Unimore e Ospedale di Sassuolo.



