A raccontarlo è lo studio di architettura Archilinea, che ha curato il progetto architettonico. L’obiettivo era dotare il Policlinico di una struttura moderna e tecnologicamente avanzata, capace di rispondere alle esigenze di una sanità in continua evoluzione e di aprire una nuova stagione per il presidio ospedaliero modenese.
Il sindaco Massimo Mezzetti ha parlato di un investimento stimato in circa 550 milioni di euro e di un percorso che potrebbe richiedere dieci-dodici anni. Al momento, tuttavia, non esiste un progetto esecutivo approvato né una decisione definitiva sulla distribuzione delle funzioni tra le due sedi. L’amministrazione ha precisato che il futuro assetto dovrà essere discusso con le istituzioni, i professionisti sanitari e i cittadini.
Ebbene, quale spazio è stato riservato all’idea di rinnovare il Policlinico attraverso un intervento progettato per potenziarne le strutture e le capacità?
La particolarità del Padiglione 0 è la sua origine. Non si tratta semplicemente di una proposta elaborata nell’ambito di un concorso o di un’ipotesi architettonica rimasta sulla carta per mancanza di un committente. Secondo la documentazione pubblicata da Archilinea, lo studio di fattibilità è stato donato da Franco Stefani all’Azienda Ospedaliero-Universitaria con l’intento di contribuire al rinnovamento del Policlinico.
La donazione aveva una finalità concreta: offrire al Policlinico una base progettuale per il suo sviluppo futuro. Un contributo che, proprio alla luce dell’attuale confronto sulla riorganizzazione della rete ospedaliera modenese, solleva interrogativi sull’evoluzione di quella proposta e sul suo eventuale utilizzo.
Il Padiglione 0 è stato concepito come un edificio di sette piani fuori terra, con un livello interrato destinato agli spazi universitari e formativi. La superficie complessiva indicata nella presentazione del progetto è di circa 20mila metri quadrati. La struttura si basa su una maglia modulare pensata per consentire una distribuzione razionale degli ambienti e una maggiore flessibilità nell’organizzazione delle attività. Ai diversi livelli potrebbero trovare posto funzioni differenti, dalle degenze ai laboratori fino alle sale operatorie, adattando gli spazi alle necessità cliniche e tecnologiche.
Il progetto prevede inoltre una particolare attenzione alla luce naturale, alla qualità degli ambienti e all’accoglienza di pazienti e visitatori.
La flessibilità costituisce uno degli elementi centrali della proposta: un ospedale progettato per poter cambiare nel tempo, seguendo l’evoluzione della medicina e delle esigenze organizzative senza richiedere necessariamente trasformazioni invasive.
E' evidente che un progetto di queste dimensioni rappresenta una visione di sviluppo del presidio di via del Pozzo, costruita attorno a spazi moderni, flessibili e tecnologicamente attrezzati. Conoscere lo stato di questo progetto che garantirebbe al Policlinico il futuro che merita (parliamo dell'11esimo miglior ospedale italiano), consentirebbe di inserirlo con chiarezza nella discussione pubblica sul futuro della sanità modenese. Un dibattito che proprio domani si apre a Palagano nell'evento della Ctss sponsorizzato da Edison next (approdata quest'anno a Modena città nella gestione della illuminazione pubblica al posto di Hera Luce), da un'azienda edile di Verona, con il patrocinio della Simm, la società presieduta dal Dg Ausl Mattia Altini.
Eli Gold
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