Così la storica attivista del Comitato Salviamo l'ospedale di Pavullo, Maria Cristina Bettini, ora candidata nella lista di Fratelli d'Italia alle prossime elezioni regionali, commentando l'annuncio del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Presidente della Regione e ricandidato Stefano Bonaccini di rivedere, all'interno del Patto per salute, il Decreto Ministeriale 70 del 2015 (a firma del Ministro Lorenzin), che incide direttamente sui parametri per la vita dei punti nascita. L'abbiamo raggiunta telefonicamente
Cosa non le piace di questa ipotesi?
'Non mi piace il fatto che Bonaccini si permetta di prendere in giro i cittadini, annunciando a dieci giorni dalle elezioni di fare ciò che non ha fatto in 5 anni, prima per evitare la chiusura dei punti nascita e poi per sostenere la richiesta di deroga al ministero, supportata da dati corretti, all'apertura. Mi piace il fatto che indirettamente ci dia ragione, riconducendo le cause della chiusura ad un decreto ministeriale varato dal governo PD e ad una scelta da lui sottoscritta.
Oggi nel tentativo disperato di recuperare consenso, Bonaccini è pronto anche a rinnegare non solo la sua politica ma anche quella sanitaria provinciale a guida PD che in questi ultimi anni è andata in direzione opposta. Prevedendo il declassamento a livello minimo di ospedali come quelli di Pavullo e Mirandola, sede dei punti nascita. Ospedali come quello di Pavullo, proprio in funzione di questo declassamento imposto dal PAL (Piano Attuativo Locale) della sanità, sancito dai sindaci della provincia, non ha più potuto avere quegli strumenti, quelle professionalità e quei numeri, dati anche da parti complessi, che dal 2011 sono stati dirottati in maniera massiccia a Sassuolo: elementi necessari per garantire quegli standard di sicurezza che la legge prevede e, nel tempo, necessari per mantenere attivi funzioni e reparti, tra cui ginecologia ed ostetricia, e punto nascite.
Per lei che cosa dovrebbe cambiare allora per procedere all'apertura dei punti nascita
'Bisogna ridare agli ospedali declassati a primo livello di Pavullo e Mirandola la centralità e l'importanza che il Pal sottoscritto dai sindaci e dagli amministratori PD della provincia e dai sindaci, ha tolto. Declassandoli ad un livello tale da non potere più gestire, da protocollo, funzioni complesse, ed essere appetibili anche per il personale medico.
Per questo senza revisione del PAL, piano attuativo locale per la sanità, che ha declassato ospedali strategici e di area come quelli di Mirandola e Pavullo, in libello di prossimità, anche parlare del Decreto Ministeriale 70, è inutile, poco credibile e strumentale.
E' inutile fare edifici, ristrutturare sale operatorie quando da protocollo ci muoviamo all'interno di un ospedale declassato. Non vogliamo scatoloni vuoti. La sfida a Bonaccini è questa: ridare alle piccole strutture ospedaliere quelle centralità di area che è stata loro tolta.
Ha citato il tema dell'emergenza-urgenza, un altro punto centrale nelle battaglie del comitato, soprattutto dopo la chiusura del punto nascita. Il problema rimane?
'In effetti dopo la chiusura del punto nascita di Pavullo era stato promesso un piano straordinario sul fronte dell'emergenza urgenza che non è stato garantito. Un tema questo, che va ben oltre a quello della nascita. Ricordiamo che nonostante le nostre denunce e le nostre sollecitazioni manca ancora un infermiere H24 e in caso di emergenza l'intervento adeguato in montagma non è garantito nei tempi massimi di intervento previsto dalle legge. Questo è un altro problema gravissimo al quale Bonaccini non ha mai dato adeguata risposta'
Gianni Galeotti



