Alla Madonnina gli interventi che possono far parte di una rigenerazione urbana possono contemplare il ripristino e la valorizzazione di alcuni edifici liberty di Via Tabacchi, (la vecchia Via Emilia), la qualificazione verso Reggio Emilia di altri edifici otto/novecenteschi all’incrocio della vecchia via per Carpi e poi ancora avanti con la ricomposizione spaziale e fondiaria di ampie aree di risulta sino ed oltre l’incrocio con via Barchetta a destra ed a sinistra della Via Emilia. È qui che la visione urbanistica di un’amministrazione può trovare gli argomenti ed i momenti di accordo con i privati per una rigenerazione urbanistica di una area di città altrimenti ancora destinata al declino ed all‘oblio come sino a ora è avvenuto. La rigenerazione di un quartiere così complesso come la Madonnina non può basarsi solo su di un sedime ferroviario abbandonato, la “diagonale”, senz’altro utile e divertente per andare in bici e camminare in sicurezza, ma che al momento non è altro che e una nodosa e soporifera ricucitura, una “zip” una “cerniera lampo” che cuce ben poco perché nel suo intorno c’è poco e quel che c’è è non è poi granché.
E’ su queste dimensioni che si gioca la partita del consumo zero di suolo e della capacità di una amministrazione di contribuire a creare qualità urbana, città densa e vitale. Certo ci vuole una buona dotazione di risorse economiche e professionali che abbiano il compito di portare a compimento la rigenerazione complessiva di una parte consistente della zona. Appunto partendo dalla demolizione del ponte (mostro sguaiato cha appare come un verme putrido in decomposizione) e della progettazione urbanistica delle aree immediatamente limitrofe sino ad arrivare all’ex Fonderia e comprendere una mobilità più equilibrata fra le diverse modalità di trasporto sull’intero quartiere. Ovvero per dotare l’area di una nuova mobilità prevalentemente non motorizzata, di servizi di vicinato, di un centro per anziani, di una casa della salute ed altri servizi pubblici e privati vitali per una comunità operosa. E’ in contesti come questo della Madonnina allora che se davvero la nuova legge urbanistica regionale è così potente così come ventilato avrebbe senso metterla alla prova: per i privati una occasione importante di infondere valore alla proprietà fondiaria, per l’amministrazione la capacità di indirizzare sviluppo urbano di qualità agevolando al contempo concretamente la riqualificazione dell’intero comparto verso Nord sulla San Cataldo e verso Sud nel vintage dell’amato ed iconico villaggio artigiano che ancora oggi dopo tanti convegni e pagine di intenti è ancora uno spazio anarchico senza più identità che rischia di rimanere sciatto e disadorno agli occhi di chi lo percorre e che ne subisce anzi, una sorta di ostilità deprimente. Strade senza alberi, ancora senza marciapiedi che quelli esistenti sono striminziti, edifici senza qualità architettonica; di fatto un’area che è solo un ricordo di una grande volontà pubblica di progresso civile e vitalità individuale d’impresa e del fare che purtroppo lascia solo edifici industriali ed artigianali prevalentemente di poca qualità nella forma e nella sostanza. Ritengo che non possa essere solo la mano felice di “stucco e pittura” pur importante del creativo di turno anche se mirabile, che può trasformare e rigenerare un quartiere, quanto adottare criteri, materiali ed infrastrutture lineari adeguate al cambiamento climatico anche attraverso misure di NBS- “Nature Base Solution” per le componenti idrauliche se non come in parte è già avvenuto, di una partecipazione sociale. Auspicabile allora un’opera collettiva, di forze economiche e sociali, capaci di visioni di lungo periodo con riscontri nel breve e nel medio che solo impegno di competenze integrate e non di facciata ne può assicurare il successo. E quindi a seguire obiettivi chiari, un programma di azione, una solida base finanziaria: sapendo che sarà necessario l’impegno di tutta ed anche più di una legislatura per una nuova configurazione urbanistica in grado di recuperare intanto i valori di fondo che hanno dato origine alla Madonnina e poi infondere una qualità alta del vivere il quartiere.
Lorenzo Carapellese – Urbanista


