Così l’assessore regionale alla Protezione civile, Irene Priolo, dopo la decisione del Consiglio dei ministri. Nei prossimi giorni, un’ordinanza del Capo del Dipartimento nazionale di Protezione civile fisserà le regole per attuare le varie azioni previste.
'Dopo il via libera del Governo, ora la Regione lavorerà altrettanto celermente per definire il Piano degli interventi in stretto raccordo con i soggetti attuatori e i territori, per poi sottoporlo all’approvazione del Dipartimento nazionale - continua l’assessore -. Agiremo su quattro macroaree, intervenendo in tutte le province, da Piacenza a Rimini – Appennino, Po, Romagna e Ferrara – puntando per esempio, per quanto riguarda l’idropotabile, a ottimizzare le captazioni da sorgenti o pozzi che attingono in falda, oltre che a prelievi dal Po a livelli più bassi di quelli attuali'.
Per la redazione del Piano, il punto di partenza sarà la ricognizione del fabbisogno svolta nelle scorse settimane, in particolare per le misure di assistenza alla popolazione e gli interventi urgenti. A questi, si aggiunge la richiesta di quasi 23 milioni di euro per interventi di riduzione del rischio residuo da attuare nel medio termine, da cui gli oltre 36 milioni complessivi inseriti nella richiesta di stato d’emergenza firmata dal presidente Stefano Bonaccini e inviata a Roma dalla Giunta regionale. Cantieri non finanziabili in questa prima fase dello stato di emergenza, per la maggior parte (16 milioni e mezzo) relativi all’idropotabile, il resto al comparto irriguo.
'Si tratta di opere non previste, a oggi, in altri percorsi di finanziamento attivi e strettamente legati alla risoluzione delle criticità– precisa Priolo–, ma siamo fiduciosi che seguirà successivamente uno stanziamento di fondi aggiuntivi per dare seguito a queste necessità'.
Le richieste della Regione
I fondi deliberati dal Governo garantiranno l’attuazione delle misure di assistenza alla popolazione e delle opere più urgenti.
Proprio i gestori del servizio idrico hanno indicato, nell’ambito delle segnalazioni svolte, la rigenerazione di pozzi e la realizzazione di nuovi, anche di subalveo; la sostituzione di condotte, l’installazione pompe idrovore e di sistemi di potabilizzazione mobili. Fondamentale anche la fornitura di acqua con autobotti. L’acquedotto Cadf di Ferrara ha inserito nella ricognizione il rilievo tridimensionale dell'alveo del Po e la costruzione di una nuova opera di presa; la ri-perforazione di pozzi nel campo interno alla centrale di potabilizzazione di Ro Ferrarese e il rifacimento della condotta di interconnessione tra Serravalle e Ro Ferrarese; l’Ast di Toano il completamento dei lavori sul pozzo in alveo del Fiume Secchia (83mila).
Importanti le opere proposte dai Consorzi di Bonifica. Il Consorzio della Burana propone riparazioni e impermeabilizzazioni alla canaletta Cer per ridurre le perdite di risorsa idrica, con l’installazione di motopompe; il Consorzio della Bonifica Parmense la posa di un impianto di sollevamento mobile per attingere acqua dall’ex-Cave di Medesano e di due pompe di pressollevamento mobili per il prelievo dell’acqua dal Po.
Per quanto riguarda il Canale Emiliano-Romagnolo, la ricognizione svolta comprende la rimozione dei sedimenti presenti all'opera di presa per agevolare il flusso idrico verso le elettropompe; l’installazione di lamiere in acciaio sulle bocche di presa delle idrovore per il miglior funzionamento delle elettropompe e l’efficientamento del sistema di pompaggio.
L’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile ha previsto la risagomatura dell'alveo del Secchia a monte della traversa di Castellarano, ove sono ubicate varie captazioni ad usi plurimi, per ottimizzare la canalizzazione dei deflussi idrici superficiali verso le opere di presa.


