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Sanità emiliana coi conti risanati? Solo un apparato burocratico di stampo sovietico che delude i pazienti

Sanità emiliana coi conti risanati? Solo un apparato burocratico di stampo sovietico che delude i pazienti

Caro presidente Michele De Pascale, Signor Presidente, per salvare la sanità pubblica non servono gli slogan ma occorre cambiare strada e in fretta


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Pubblichiamo una lettera aperta al presidente della Giunta Regionale Michele de Pascale, firmata da Paolo Ballestrazzi, consigliere comunale a Modena e membro della direzione regionale Pri.

Illustrissimo signor presidente,

abbiamo letto con qualche stupore le dichiarazioni, rese ieri alla stampa, a proposito della copertura del “buco” nel bilancio della sanità che – a suo dire – si “tratterrebbe di un risultato straordinario”.

Mi permetto di osservare che, se corrisponde al vero ciò che tutti i giornali riportano e cioè che oltre la metà delle risorse deriva da trasferimenti, dall'aumento dei tickets e dell'Irpef, la “straordinarietà” del risultato resta tutta da dimostrare. Allo stesso modo resta da dimostrare quali siano state le “integrazioni in ambito tecnico-amministrativo”, cui Ella ha fatto cenno, che hanno reso possibile tale miracolo.

Purtroppo per Lei e per i cittadini che – come Ella stessa, in un sussulto di dignità, ha dichiarato – si sono “sacrificati” resta la certezza che anche nel futuro avranno un sistema sanitario che non sarà in grado di rispondere alle loro attese perchè la pianificazione (badi bene: non la programmazione) resta comunque nelle stesse mani.

Quelle mani – definirle “teste” potrebbe sembrare arduo – che hanno confezionato un apparato burocratico di stampo sovietico capace, nel contempo, di bruciare risorse, penalizzare la professionalità degli operatori, deludere le aspettative dei pazienti.

Si, signor Presidente, pazienti e non utenti.

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Pazienti che quotidianamente vengono allontanati dalle cure da regolamenti, protocolli e direttive che certo non migliorano la qualità della prestazione sanitaria.

A questo proposito sarebbe interessante conoscere il dato dei cittadini che si trovano nella impossibilità di farsi curare, in parte per ragioni economiche ma molto anche per i ritardi che questo modello organizzativo produce in modo ineluttabile. Pensi che proprio ieri un cittadino mi ha recato in visione la prenotazione per una TAC dell'encefalo con data 7 marzo 2028.

Cosa può aver pensato quel cittadino che, proprio in quei giorni, ha letto sui giornali che erano stati nominati otto nuovi direttori, che erano stati investiti 54 milioni dalla regione e che era stata inaugurata una nuova Casa della Salute in un comune montano?

Perchè vede, signor Presidente, il problema sta proprio qui: questa dirigenza per anni, non essendo in grado di operare alcuna riforma del sistema, si è divertita a inventarsi nuove strutture e nuove sigle (Case di Comunità, AFT, Cau e OsCo) che hanno ingoiato fiumi di denaro e non hanno risolto alcun problema. Anzi, hanno reso difficile anche orientarsi.

Una dirigenza autoreferenziale, che non ha capito che il problema vero non è quello dell'emergenza-urgenza, perchè a quello fanno fronte con abnegazione e capacità gli operatori, bensì quello della cronicità stante l' allungamento progressivo della vita.

Una dirigenza che, come ha più volte denunciato il Presidente della FNOMeO professor Anelli, è sempre più interessata a “produrre” strutture piuttosto che migliorare la qualità dell' assistenza.

Signor Presidente, per salvare la sanità pubblica non servono gli slogan ma occorre cambiare strada e in fretta. Altrimenti, per l' ennesima volta,i sacrifici dei cittadini risulteranno vani.

Con il dovuto ossequio.

Paolo Ballestrazzi

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