Minacce e lancio di oggetti dal cavalcavia Mazzoni
Uno dei momenti più tesi si è verificato sul cavalcavia Mazzoni, quando una donna in evidente stato di alterazione psicofisica ha iniziato a urlare contro il gruppo, minacciando di lanciare bottiglie di vetro e altri oggetti. Solo l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse. Una grande grazie dal gruppo all'intervento risolutivo della Volante che ha bloccato la donna tributato con un applauso dal gruppo.La presenza delle pattuglie è stata costante per tutta la durata della diretta. Auto della Polizia Locale, volanti e agenti a piedi hanno accompagnato seppur a distanza il percorso, generando un effetto immediato: molte zone solitamente presidiate da spacciatori sono state improvvisamente “ripulite”. Una circostanza che ha suscitato sentimenti contrastanti tra i residenti: da un lato sollievo, dall’altro amarezza.
“Stasera sembra tutto un pè più tranquillo del solito perché ci siamo noi e ci sono loro”, ha detto una residente indicando gli agenti. “Ma domani tornerà tutto come prima. Non possiamo essere noi a dover provocare la presenza delle forze dell’ordine”.
Le voci dei residenti: 'Viviamo sotto scacco, la nostra libertà di muoverci, uscire o rientrare a casa, è limitata'
Le testimonianze raccolte lungo il percorso compongono un mosaico di paura, frustrazione e rassegnazione.“Via Piave e via Ferrari al crepuscolo diventano terra di nessuno”, racconta una donna. “Spacciatori agli angoli, piantoni che controllano i movimenti, prostitute che arrivano a gruppi. Se incroci lo sguardo di qualcuno rischi di essere minacciato. Devi abbassare la testa e sperare che non ti dicano nulla”.
Un altro residente mostra la sua auto, più volte trovata con i vetri rotti: “I carabinieri mi hanno chiesto se qualcuno avesse dormito dentro. Qui succede anche questo. E davanti al condominio fumano crack alle otto del mattino. Mi sono trasferito a Modena da tre anni, per lavoro, e mai avrei immaginato una situazione simile. Anche questa sera, al ritorno dalla palestra, sono stato avvicinato da persone che mi chiedevano soldi e mi hanno seguito fino alla porta. Io sono un uomo ma ho paura degli effetti di una mia reazione'.
C’è chi confessa di portare un cacciavite in tasca quando torna tardi, “non per usarlo, ma per sentirmi meno indifesa”. C'è chi racconta falò improvvisati con volantini dei supermercati, accesi per scaldarsi nelle notti più fredde.
'Le Forze dell'Ordine fanno quello che possono ma regna l'impunità e la politica non ci ascolta. Siamo invisibili'
Molti interventi esprimono una forte sfiducia verso l’amministrazione comunale, accusata di non ascoltare i residenti e di non riconoscere la gravità della situazione. “Noi lavoriamo, paghiamo le tasse, teniamo in piedi la città”, afferma un uomo residente in zona durante la diretta. “Ma quando denunciamo i problemi sembriamo invisibili. Non una parola di solidarietà, non un gesto concreto. Le Forze dell'Ordine fanno ciò che possono, il problema sono leggi che garantiscono più impunità a chi delinque che protezione alle persone oneste'.Altri ricordano rilanciamo il problema del drop-in, il centro di assistenza a bassa soglia aperto alla Sacca che avrebbe aumentato la presenza di tossicodipendenti in una area già fortemente critica per spaccio e consumo di sostanza. 'Ci siamo sentiti dire che in quartiere Sacca era la destinazione per quel centro, avendo già un servizio di strada con operatori e mezzi Ausl'.
'Io e mia moglie pensavano di costruirci una vita qui, ma così è difficile'
Un giovane uomo, trasferitosi dalla Sicilia a Modena per motivi di lavoro assieme alla compagna, sposata due mesi fa, stava seguendo la diretta da casa e ha deciso di scendere. Siamo all'altezza dell'ingresso del parco Ducale. Il cancello è chiuso ma all'interno auto della Volante perlustrano. All'esterno, a pochi metri dal gruppo avviene uno scambio di droga sotto gli occhi dei presenti. Vista la presenza del gruppo si allontanano tranquillamente. 'Scena così sono all'ordine del giorno, ad ogni ora' - afferma il residente. 'Il problema è che in tutto il tratto di viale le forze dell'ordine mi hanno detto che non c'è nemmeno una telecamera. Io lavoro su turni, e mi capita di uscire alle 4,30 e trovo sempre qualcuno che mi chiede soldi, se voglio acquistare bamba. E il tragitto fino alla macchina è sempre problematico. Io e mia moglie quando torniamo dal lavoro ci barrichiamo in casa. Anche una passeggiata verso il centro per bere qualcosa qui rappresenta sempre un rischio'. Alla domanda se si aspettava una Modena così risponde: 'Assolutamente no, al sud abbiamo una percezione di questa città ben diversa. Quando torniamo dai parenti e descriviamo una situazione del genere faticano a crederci. Ci sono persone modenesi d'origine che quando espongo questi problemi mi chiedono perché non te ne torni in sicilia? Perchè qui vorrei costruire una vita e fare crescere la mia famiglia. Anche mia moglie lavora, facciamo sacrifici e vorremmo presto avere un figlio. Ma questa prospettiva è sempre più difficile, almeno qui'.'Siamo esasperati, prigionieri in casa nostra, abbiamo paura di come potremmo reagire'
Ma tra le diverse testimonianza, ci sono anche quelle di persone che qui ci hanno sempre abitato e che hanno visto un declino inesorabile delle condizioni di sicurezza e vivibilità, che definiscono legata soprattutto ad una grande quantità di stranieri irregolari e senza fissa dimora. 'Siamo stanchi ed esasperati da una situazione che non cambia anzi peggiora' - afferma una coppia la cui testimonianza è raccolta all'inizio di Piave, appena usciti dall'area delle ex acciaierie. 'Ci sentiamo abbandonati e abbiamo paura anche delle nostre possibili reazioni nei confronti di queste persone. Se reagiamo ci perdiamo, o perché rischiamo fisicamente o perché saremmo noi ad essere denunciati. Non è una questione di sinistra o destra ma di una situazione intollerabile che ci rende prigionieri in casa nostra e che nessuno tra chi di dovere, risolve. Questo è il punto'.'Non riconosco più la mia Modena e mi piange il cuore vederla così'
'Sono modenese, e non posso accettare di non vivere più il quartiere e la città in cui un tempo, come donna potevo vivere tranquillamente. Il mio appello è alla politica e a chi ci governa. Ascoltateci e liberateci da questa situazione. Ringrazio le forse dell'ordine per quello che fanno, sono i nostri angeli custodi, ma il problema sta oltre di loro'.'Fuggi fuggi di spacciatori e prostitute e slalom tra i sacchi di rifiuti a terra'
La diretta condotta da Mattia Meschieri e seguita dai nostri obiettivi, porta chi segue via social a risalire via Piave verso la stazione. Fuggi fuggi anche delle donne che dopo avere adescato i clienti in piazzale risorgimento operano negli appartamento del palazzo che ci si affaccia sul largo. Due inveiscono allontanandosi a seguito del nostro passaggio che le infastidisce. A salutarci invece sono i gestori dei bazar etnici, gli unici aperti intorno alle 22,30. Praticamente uno in ogni via dove ad aumentare il degrado ci sono anche decine di sacchi di rifiuti differenziati. Sacchi gialli per la raccolta della platica che invadono regolarmente le aiuole e gli spazi tra le auto in sosta. Qui, come in tutta l'area interessata, la reintroduzione dei cassonetti non è ancora arrivata e non si sa se arriverà.'In via Crispi, spacciatori infastiditi si allontanano ma le loro tracce rimangono'
In via Crispi la situazione che si era normalizzata dopo il primo passaggio del gruppo, si è già ricomposta con l'occupazione degli spazi del portico da parte di stranieri che bivaccano, tossicodipendenti e spacciatori. All'arrivo del gruppo nuovo fuggi fuggi generale verso il cavalcavia e in via dell'Abate. Davanti all'igresso del palazzo dove i residenti, nei giorni scorsi, hanno emilinato a proprie spese la soglia del bivacco. la situazione anche al nostro arrivo, mostra i segni di degrado e di presenze recenti. Una scarpa imbrattata da non si sa che sostanza solida, u muro segnato da recenti evacuazioni e tracce di cibo. Il portico si libera, ma solo il tempo del passaggio.Ritorno in piazza Dante
In piazza Dante, il gruppo giunge nel luogo in cui la diretta era partita due ore prima e dove viene conclusa.'Quello che avete visto stasera succede tutte le sere”, affermano i partecipanti questa volta rivolgendosi all'obiettivo de La Pressa. “Non è un’eccezione, è la normalità. E la normalità non può essere questa. Molti temono che, se chi lavora e vive onestamente deciderà di andarsene, Modena perderà la sua struttura portante. Il rischio, dicono, è che interi quartieri diventino ghetti ingestibili, abbandonati a se stessi.
“Non vogliamo arrenderci”, ha concluso Meschieri. “Vogliamo che la città torni a essere vivibile per tutti. Ma serve ascolto, serve presenza, serve una risposta vera da parte delle istituzioni e della politica.
Gi.Ga.


