Ranucci, ospite di un appuntamento CNA, ricorda come “cinquemila avvisi di garanzia hanno sgretolato un Parlamento e un sistema che si autoalimentava”, rivelando un intreccio di tangenti e appalti che danneggiava i cittadini. Ma, sottolinea, “appena si sono voltati un attimo le spalle, la casta ha cercato subito di riprendere il predominio. Obiettivo per lui del nuovo presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Un predominio che, secondo lui, si manifesta già nel tentativo di nominare Cesare Previti ministro della Giustizia, “Fatto che è stato impedito Scalfaro. Da lì, una lunga stagione di leggi ad personam e riforme – Castelli, Mastella, Cartabia – che hanno segnato un rapporto sempre più conflittuale con i magistrati”.
Ranucci non si limita al quadro italiano. A suo avviso, “il referendum è un tassello di quello che secondo è il progetto del nuovo ordine mondiale, un disegno che punta a indebolire magistratura e giornalismo d’inchiesta. Una democrazia del controllo e della sorveglianza, figlia della tecnologia che si alimenta nel conflitto sociale.
Alla nostra domanda sul fatto che ai suoi occhi sembrerebbe quindi non esistere una casta della magistratura Ranucci afferma: 'I magistrati sono uomini, con le loro debolezze ma i danni più grandi alla magistratura li ha fatti la politica infiltrandosi”.
Il caso di Cosimo Ferri, dice, è emblematico: “intercettato insieme a Palamara, ma mentre le intercettazioni di Palamara sono state autorizzate, quelle di Ferri no”. Il risultato è che “l’ha fatta franca ed è tornato a fare il magistrato”.
La libertà di stampa sotto pressione
Ranucci commenta in risposta a una domanda il fatto che l’Italia è scesa al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. “Abbiamo avuto 30 giornalisti uccisi, 28 magistrati uccisi, 270 giornalisti sotto tutela e 29 sotto scorta”, afferma. E aggiunge: “Siamo la culla della civiltà europea e negli ultimi anni in Europa sono stati uccisi 35 giornalisti”.
A questo si sommano leggi mancate o insufficienti: “non è stata approvata la legge sulle liti temerarie” e “non viene applicato l’equo compenso”, soprattutto ai giornalisti locali.
La riforma
Ranucci definisce la riforma Cartabia “una delle peggiori della nostra storia”.
Il meccanismo dell’improcedibilità, spiega, consente all’imputato di uscire dal processo dopo due anni in appello e uno in Cassazione: “il processo si chiude in maniera tombale”.
E non solo: “l’imputato può chiedere l’anonimato”, cancellando ogni traccia reputazionale.
Ancora più grave, secondo lui, è la parte ancora da definire: “far decidere al Parlamento quali reati perseguire prioritariamente”. Se la politica stabilisce che la mafia non è più prioritaria, “le attenzioni della magistratura vanno altrove, lasciando mano libera alla criminalità organizzata”.
I numeri, dice Ranucci, parlano chiaro: “dopo le riforme Castelli, Mastella e Cartabia, i procedimenti per corruzione sono diminuiti del 97%”. Non perché i politici siano diventati più virtuosi: “è la casta che si è fatta più sofisticata”.
Il nastro Berlusconi–Franco: un vaso di Pandora
Uno dei passaggi più sorprendenti del libro riguarda il nastro registrato da Silvio Berlusconi nel 2014 con il giudice Amedeo Franco.
Franco, relatore della sentenza che condannò Berlusconi, gli dice: “Lei si è trovato di fronte a un plotone di esecuzione”.
Ma, racconta Ranucci, “quel nastro aveva ore di registrazioni successive”, un vero “vaso di Pandora”.
Dentro, Berlusconi parla del patto del Nazareno, della caduta del governo Renzi e perfino di un tentativo di “corrompere il procuratore generale della Cassazione”, il giudice Motta, oggi capo di gabinetto del ministro Nordio. “Per fortuna Motta mantenne la barra dritta”.
Gi.Ga.



