'La fanno passare come rigenerazione urbana. E’ la messa sul mercato dell’edilizia di oltre la metà (4,2 ettari su 7,2 complessivi) del vasto complesso della Stazione Piccola, dal piano regolatore riservato alle attrezzature generali della città (ci vorrà quindi una variante). Lo ha stabilito l’accordo recentemente concluso da Comune, Regione Emilia-Romagna e Società a partecipazione regionale Ferrovie Emilia Romagna, cui oggi appartiene il compendio immobiliare. La Regione si propone la “completa valorizzazione e successiva dismissione dell’area ferroviaria non più funzionale”. Nella logica rivendicativa della privata proprietà delle aree urbane, è il progetto di mera valorizzzione immobiliare del demanio ferroviario dismesso, attraverso la remunerativa conversione a edilizia residenziale. L’interesse pubblico non sta certo nell’intervento che sacrifica le previste attrezzature generali a una banale e casuale lottizzazione edilizia, enfaticamente caricata del compito rigenerativo. L’interesse pubblico c’è, ma sta fuori dal comparto di intervento perché Ferrovie Emilia Romagna andrà, con le risorse della ottenuta valorizzazione, a razionalizzare la linea ferroviaria Modena – Sassuolo, sostituendo il passaggio a livello di Via Morane con il sottopasso verso Via Don Minzoni: un’opera che nel bilancio di quel diverso servizio deve trovare la appropriata copertura economica. Ed è un impegno che infatti non sta in alcuno dei 6 articoli dell’accordo formalizzato, intitolato ed esclusivamente dedicato a “Riqualificazione, valorizzazione e rigenerazione dell’area denominata Stazione Piccola” - continua Italia Nostra -. E’ un Accordo del tutto indifferente al significato della Stazione Piccola nella vicenda urbana novecentesca. Avamposto urbano come vasta area di comando di un moderno sistema di comunicazione e trasporto a innervare a raggera l’intero territorio della provincia.
Stazione piccola, caserme Fanti e Garibaldi: Modena non è più pubblica
'La fanno passare come rigenerazione urbana. E' la messa sul mercato dell'edilizia di oltre la metà (4,2 ettari) del vasto complesso della Stazione piccola
'La fanno passare come rigenerazione urbana. E’ la messa sul mercato dell’edilizia di oltre la metà (4,2 ettari su 7,2 complessivi) del vasto complesso della Stazione Piccola, dal piano regolatore riservato alle attrezzature generali della città (ci vorrà quindi una variante). Lo ha stabilito l’accordo recentemente concluso da Comune, Regione Emilia-Romagna e Società a partecipazione regionale Ferrovie Emilia Romagna, cui oggi appartiene il compendio immobiliare. La Regione si propone la “completa valorizzazione e successiva dismissione dell’area ferroviaria non più funzionale”. Nella logica rivendicativa della privata proprietà delle aree urbane, è il progetto di mera valorizzzione immobiliare del demanio ferroviario dismesso, attraverso la remunerativa conversione a edilizia residenziale. L’interesse pubblico non sta certo nell’intervento che sacrifica le previste attrezzature generali a una banale e casuale lottizzazione edilizia, enfaticamente caricata del compito rigenerativo. L’interesse pubblico c’è, ma sta fuori dal comparto di intervento perché Ferrovie Emilia Romagna andrà, con le risorse della ottenuta valorizzazione, a razionalizzare la linea ferroviaria Modena – Sassuolo, sostituendo il passaggio a livello di Via Morane con il sottopasso verso Via Don Minzoni: un’opera che nel bilancio di quel diverso servizio deve trovare la appropriata copertura economica. Ed è un impegno che infatti non sta in alcuno dei 6 articoli dell’accordo formalizzato, intitolato ed esclusivamente dedicato a “Riqualificazione, valorizzazione e rigenerazione dell’area denominata Stazione Piccola” - continua Italia Nostra -. E’ un Accordo del tutto indifferente al significato della Stazione Piccola nella vicenda urbana novecentesca. Avamposto urbano come vasta area di comando di un moderno sistema di comunicazione e trasporto a innervare a raggera l’intero territorio della provincia.
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