Tra l'altro, rincara la dose l'associazione dei consumatori, mentre 'per i voli aerei, dove le distanze di sicurezza sono assai critiche, ai passeggeri viene misurata la temperatura', questo 'non è previsto per treni e bus'. Dunque, anche se 'ci rendiamo ben conto che la piena occupazione dei mezzi di trasporto pubblici rappresenti una condizione essenziale per il mantenimento e la sostenibilità del servizio', questa 'deve essere supportata da adeguati strumenti di controllo aggiuntivi, che prescindano dal grado di civilta', spesso molto alto, degli utenti'. Per questo, visto che 'a questo via libera della Regione non corrisponde un adeguamento dei controlli sui mezzi', da Federconsumatori chiedono di 'rivedere il provvedimento e di convocare con urgenza le rappresentanze degli utenti e dei lavoratori per individuare soluzioni che non mettano a rischio la salute dei cittadini'.
La decisione della Regione Emilia-Romagna di utilizzare al 100% i posti a sedere e interrompere così il distanziamento interpersonale sui mezzi di trasporto pubblico 'contrasta con il Decreto del presidente del Consiglio dello scorso 11 giugno'. Ne sono convinti i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Ugl Af, Fast Confsal e Orsa dell'Emilia-Romagna, che ricordano come le linee guida del decreto 'disciplinino il settore garantendo il contrasto alla trasmissione e alla diffusione del Covid-19'. E questo 'prevedendo la deroga al distanziamento di un metro con la capienza al 60% e affidando al ministero dei Trasporti la facoltà di apportare integrazioni o modifiche'. Dunque, affermano I sindacati, 'in assenza di un atto governativo che normi il settore in maniera omogenea in tutto il Paese, riteniamo che l'ordinanza regionale contrasti con i principi assunti a livello nazionale ed esponga passeggeri


