Il DS ha parlato di una decisione ponderata, con un rischio “calcolato” nell’immediato ma con la convinzione che nel medio-lungo periodo il nuovo tecnico possa rappresentare un valore aggiunto, sia per la squadra sia per la struttura societaria. L’obiettivo resta quello di mantenere alta la competitività tecnica, coniugandola con sostenibilità economica e una progressiva patrimonializzazione della rosa.
Galloppa: 'Sono emozionato, orgoglioso e pronto a dare tutto'
Quando prende la parola, Galloppa non nasconde l’emozione di ritrovarsi a Modena dieci anni dopo la sua esperienza da calciatore: “Rivedere facce conosciute, tornare in un ambiente dove mi sono trovato bene, anche se calcisticamente non andò come speravo, è qualcosa che sento dentro”.
Il nuovo tecnico parla con sincerità, dichiaratamente 'senza frasi fatte' anche se in occasioni come quella è difficile: “Non voglio recitare uno spartito. Voglio essere me stesso, perché è ciò che mi ha chiesto anche la proprietà. Per me è fondamentale. Mi piacerebbe creare qui qualcosa di incredibile'
La scelta di Modena, spiega, è stata naturale anche per ragioni personali: “Avevo messo delle priorità che riguardano anche la vita familiare. Non volevo allontanarmi da dove vivo. Avere la possibilità di staccare dal calcio e tornare a essere genitore ti fa allenare meglio”.
Identità di gioco: 'Voglio una squadra che abbia la penna in mano'
Galloppa entra poi nel merito della sua idea di calcio, rifiutando etichette rigide sui moduli: “Non è sbagliato parlare di 3-5-2 o 3-4-2-1, ma il punto è partire dalle caratteristiche dei giocatori. Ho sempre cercato il vestito migliore per la squadra. A Firenze abbiamo giocato in tanti modi diversi”.
Il concetto chiave è la propositività: “Voglio una squadra protagonista, che abbia la penna in mano e scriva la storia invece di farla scrivere agli altri.
Il tecnico immagina un Modena capace di difendere sia a tre sia a quattro, e di costruire in modi diversi, per essere meno leggibile e più completo: una squadra moderna, elastica, capace di adattarsi senza perdere identità.
L’esperienza alla Fiorentina, 'un corso accelerato'
Galloppa ha ricordato anche i giorni vissuti alla guida della prima squadra della Fiorentina, un’esperienza breve ma intensa: “È stato un corso accelerato. Le pressioni erano altissime, ma mi sono reso conto che lì dentro stavo bene. Alcuni giocatori mi avevano chiesto di restare, e questo mi ha fatto molto piacere”.
Un passaggio che gli ha dato consapevolezza e che porta con sé in questa nuova avventura.
Uno dei temi più approfonditi dal tecnico è stato quello della gestione del gruppo, un equilibrio delicato tra empatia e scelte difficili: “L’allenatore deve essere cinico, perché è costretto a scegliere. E quando scegli, qualcuno resta scontento. È un prezzo che umanamente fa male, ma il risultato della squadra viene prima di tutto”.
La sfida, spiega, è far sentire parte del progetto anche chi gioca meno: “A volte non basta nemmeno parlare, perché quando non giochi non hai voglia di ascoltare. Ma devi accettarlo e trovare il modo di riportare tutti dentro il gruppo.
'Abbiamo una base solida di ragazzi forti, di categoria. Ora completeremo le scelte di mercato e poi vedremo chi rimarrà”. L’obiettivo è dare continuità al lavoro svolto negli ultimi anni, aggiungendo un “plus” senza stravolgere nulla.
Partire anche da una città che si è ritrovata nella squadra
Il tecnico ha riconosciuto il legame forte creatosi lo scorso anno, a Modena, tra squadra e tifosi, merito anche - dice - della precedente guida tecnica: “Arrivare sesti non è facile. È stato fatto un grandissimo lavoro. Io vorrei che la mia squadra attaccasse da grande, come pensavo potesse fare la Fiorentina quando ero in Primavera: essere positivi, avere la palla, cercare soluzioni”.
Ora il Modena di Galloppa è pronto per partire davvero.




