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Una Pantarei da applausi stravince il derby (30-23)

Una Pantarei da applausi stravince il derby (30-23)

Modena vince perché è una squadra, al cospetto di un Carpi che sul 4-8 forse si era illuso di avere la partita comodamente in tasca


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I derby, si sa, fanno storia a sé, ma Modena-Carpi è una partita – si passi l’espressione – ancor più unica di tutte le altre. Neopromossa ma con decenni di storia la prima; “ricca e potente” la seconda, reduce dalla semifinale scudetto dello scorso anno e stranamente in difficoltà in questa stagione. Con queste premesse, a inizio campionato gli addetti ai lavori difficilmente avrebbero puntato un euro sul Modena vincente nel derby… Ma lo sport è bello proprio per questo: perché i pronostici non assegnano punti in classifica, contrariamente alle giocate sul campo.

La differenza tra Pantarei e Carpi è stata questa, in buona sostanza: sette giocatori motivati, umili, determinati e rabbiosi su ogni pallone, da una parte; e sette apparsi poco convinti, troppo fragili mentalmente per portare a casa una partita ad altissima tensione come un derby, dall’altra.

Modena vince meritatamente perché è capace di soffrire, ha pazienza, sbaglia parecchi tiri come di consueto, ma è abile a tenere attacchi lunghi, sempre al limite del passivo, come deve fare chi è consapevole delle proprie debolezze.

Modena vince perché è una squadra, al cospetto di un Carpi che sul 4-8 forse si era illuso di avere la partita comodamente in tasca.

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Modena vince perché difende, sempre, contro un avversario che si affida alle individualità, allo straniero che deve pescare jolly a ripetizione, alle parate di un portiere che dura un tempo.

Modena, oggi, porta in trionfo i nomi dei suoi giovani, con un Panettieri semplicemente strepitoso e un Resci che, tra i pali, abbassa letteralmente la saracinesca, rintuzzando i tentativi di rimonta degli ospiti nel momento decisivo dell’incontro.

Pantarei Modena-Terraquilia Carpi finisce 30-23. Sembra un film, ma è tutto vero. Un risultato del genere richiede necessariamente qualche concessione alla retorica. È inevitabile. Perché è giusto rendere omaggio a ragazzi di 20 anni che vengono ad allenamento in bicicletta, giocano per passione e travolgono una corazzata, seppur in crisi di risultati.

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