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'Affidatarie gay facevano credere alla bambina di essere a rischio rapimento'

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Bassmaij e Bedogni la facevano nascondere tra i sedili dell'auto. Addirittura le maestre pensavano che la bambina fosse figlia di un 'mafioso'


'Affidatarie gay facevano credere alla bambina di essere a rischio rapimento'


Tredicesima puntata su La Pressa della lettura della ordinanza del Gip sull'inchiesta Angeli e Demoni.
Oggi riportiamo le accuse messe nero su bianco dal Gip nei confronti di Daniela Bedogni e Fadia Bassmaij (nella foto), coppia omossessuale (la Bassmaij è stata anche compagna della Anghinolfi), impegnate nella difesa dei diritti Lgbt, alla quale venne affidata una minore. Bassmaij, come abbiamo visto, è anche la regista di tutti i convegni teatrali promossi in Val d'Enza ai quali partecipava spesso come protagonista il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti.



Ecco cosa scrive il Gip:

'In qualità di affidatarie conviventi della minore XXX maltrattavano quest'ultima attraverso le seguenti condotte:
- denigrando sistematicamente le relative figure genitoriali
- ingenerando continuamente sensi di colpa nella bambina, indicando nella sua omessa rivelazione di abusi sessuali e/o maltrattamenti subiti dai genitori, la causa della sua sofferenza e della distruzione emotiva del nucleo affidatario
- incolpando indebitamente la bambina di porre in essere attività assertivamente masturbative e sadiche sul gatto domestico indicandone la causa nei maltrattamenti subiti dalla minore da parte dei genitori

- partecipando alle sedute di psicoterapia ove, unitamente alla Bolognini, inculcavano nella minore la convinzione di essere stata abbandonata e matrattata presso la famiglia di origine nonchè, sempre durante tali sedute, affermavano come dato certo che un uomo nel suo passato si era approfittato di lei
- riprendendo con urla feroci e parolacce la minore per futili motivi, giungendo, la Bedogni, in una occasione a minacciarla con estrema rabbia di sbatterla fuori dall'auto sotto la pioggia, fermando altresì l'auto ed aprendo lo sportello per poi desistere dall'azione e continuare con urla, denigrando poi i genitori naturali e affermando urlante 'io non ti voglio più'
- Ingenerando in XXX sensi di paura e angoscia rispetto a condotte pregiudizievoli che i genitori avrebbero potuto tenere nei suoi riguardi (fino ad arrivare a rapirla) nel caso in cui la avessero trovata, facendola nascondere tra i sedili dell'auto (durante le soste in luoghi 'sensibili') impedendole la frequentazione di determinati luoghi ovvero, ancora, creando un clima di ansia al momento del ritiro della bimba a scuola (a tal punto da avere indotto le maestre a pensare che la bambina fosse figlia di un 'mafioso')
- negandole, attraverso l'alterazione dello stato psicologico ed emotivo rispetto ai relativi genitori, indicati quali maltrattanti (se non addirittura abusanti), di poter incontrare nuovamente il padre nonostante le esplicite richieste in tal senso della minore'. 


'Va considerato come le due donne, attivissime nel campo della tutela (in sè meritoria) - scrive, come abbiamo visto, più avanti il Gip - dei diritti della comunità lesbica, nondimeno hanno condizionato la minore (o almeno hanno tentato di farlo) nell'imporle di non portare i capelli sciolti e di non tenere confidenze eccessive con i compagni maschi, ispirate ovviamente oltre che  dalla convizione della condizione di traumatizzata da violenza sessuale della bambina (indimostrata però allo stato) altresì dal proprio orientamento sessuale'.

Giuseppe Leonelli



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