Muzzarelli sa che per continuare a contare a Modena deve avere un sindaco (dando per scontato che il Pd a Modena vincerà le elezioni per la millesima volta più uno) di sua diretta emanazione. Il nome di Giulio Guerzoni è quello giusto: è il suo capo di gabinetto, lo ha fatto crescere e ne ha seguito passo passo il percorso politico. Di lui Muzzarelli si fida e a lui punta.
Bonaccini dal canto suo vive il dilemma del proprio futuro politico. Il dato anagrafico gioca a suo favore, ha 12 anni in meno di Muzzarelli (56 contro 68), ma anche l'età è un'arma a doppio taglio. Al presidente della Regione occorre costruire un percorso che gli garantisca almeno una decina d'anni di visibilità e per farlo la strada delle Europee potrebbe non bastare. Ecco allora che un 'controllo' sulla sua Modena è fondamentale. In campo per la candidatura a sindaco ha messo due nomi: il giovane Andrea Bortolamasi e l'esperto Davide Baruffi. Ma entrambi non vanno giù all'eterno rivale.
E allora che si fa? Di primarie nel Pd, a dispetto della retorica sulla partecipazione, nessuno vuole sentir parlare. Troppo alto rischio di giocarsela tutta con un voto sempre meno controllabile. Le armi da adottare sono quelle della politica, della fine tessitura di relazioni e appoggi d'area, sono le telefonate, quelle urlate e quelle lunghe, pacate, gestite con voce soffusa e suadente. Bonaccini chiama a raccolta i suoi fidati e Muzzarelli fa altrettanto. Dieci anni fa in una sfida simile ebbe la meglio l'uomo di Campogalliano ottenendo la presidenza della Regione a discapito proprio dell'assessore regionale uscente Muzzarelli, ma la rivincita è un piatto da gustare con calma. Gli schieramenti sono pronti, i soldati sono già pancia a terra per mettersi a servizio dei propri leader.
Giuseppe Leonelli


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