Un evidenza emersa in primo luogo, con tutto il rispetto istituzionale che merita, nelle parole di soddisfazione e di plauso espresse dal Prefetto, legate al fatto che i danneggiamenti, pur diffusi e simbolicamente gravi perché diretti alla sfera privata di cittadini ed imprenditori, non sono sfociati in scontri. Parole e considerazioni risultate poco comprensibili, e ancora meno condivisibili, non solo a molti cittadini ma anche alle associazioni di categoria delle imprese e del commercio che ancora una volta hanno subito danni diretti ed indiretti e che non a caso hanno chiesto che pur tutelando il diritto di manifestare, certi passaggi in centro di certe manifestazioni siano d'ora in avanti, vietati. Soprattutto in giornate di festa. Ma l'evidenza che qualcosa non abbia funzionato sul piano politico ed istituzionale, è emersa ancora più chiaramente nelle parole seppur franche (e da sindaco più che da candidato sindaco PD), che Giancarlo Muzzarelli, senza scendere almeno in un primo momento nella polemica politica, ha pronunciato dopo (e la parola 'dopo' è importante), il passaggio del corteo.
Condannando i gesti vandalici, lo sfregio alla città e dichiarandosi stupito ed arrabbiato di come fatti del genere possano essere successi. Fatti e rischi di cui, dichiarerà poi su FB, avrebbe messo in guardia nei giorni scorsi chi di dovere al fine di chiedere, ed ottenere, il divieto del passaggio del corteo in via Emilia Centro. Ma non solo. Nel giorno antecedente al corteo, il sindaco avrebbe chiesto di evitare anche viale Gramsci, luogo per lui e per il PD elettoralmente forte dove anche i propri elettori (compresi i volontari del PD), hanno dimostrato il loro disappunto verso i loro referenti politici di governo, consiglieri comunali, assessori e sindaco, accusati di non averli nemmeno avvertiti che la blindatura del viale (con tanto di spostamento e rimozione preventiva di tutte le auto in sosta e rimozione dei cassonetti), sarebbe stata funzionale al passaggio di un corteo di quel tipo ed al quale, se venuti a conoscenza per tempo, si sarebbero opposti.
Perché il punto, non è, come molti
E allora, delle due l'una. Perché se è vero che il sindaco, in sede di comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica (forte anche dei poteri che il testo unico gli concede in questo campo, e soprattutto dei precedenti disordini e danneggiamenti di cui Modena ha già avuto esperienza anche nel recente passato in occasione di manifestazioni a sfondo politico con la partecipazioni di autonomi ed antagonisti da diverse parti di Italia), ha davvero posto ripetutamente questi temi con la forza che ha dichiarato, e nonostante questo non è stato minimamente ascoltato, allora significa che qualcosa davvero non va.
Quello che andava evitato ieri, anche solo perché c'erano tutti gli strumenti per evitarlo, nell'interesse dei cittadini e della collettività e per un semplice fatto di buon senso, era molto di più. Era lo sfregio alla città, ai monumenti, alle chiese, ai beni pubblici, alla proprietà privata che è sacra, al valore del lavoro, ai valori fondanti della convivenza civile e di ciò che nel proprio insieme definisce una comunità. Anzi definisce Modena. Valori molto chiari ai cittadini di tutti gli schieramenti politici che ieri, dalla Pomposa a viale Gramsci, da via Emilia centro a Piazzale Natale Bruni, si sono sentiti gratuitamente violati, non rispettati, non solo dai delinquenti autori dei reati ma anche da chi aveva il diritto e dovere di ordinare di fermarli. Cittadini che, su tutto, non si sono sentiti ascoltati. Sia dalle loro istituzioni, sia dai loro riferimenti politici. Segno di una politica che ha perso il proprio primato di rappresentanza, e di istituzioni che a tratti sembrano avere perso, posto che lo abbiano mai avuto, il contatto con la città e con la gente. Con le loro istanze, magari semplici, ma fondanti come i loro diritti, anche solo limitato al godersi serenamente una giornata di svago in famiglia, nella propria città, o di lavoro, nella propria attività. E questo, quando non avviene, dovrebbe essere per le istituzioni stesse e per quel sistema Modena che unisce le istituzioni stesse alla politica e alla società civile, fatto di nobili principi e termini come la sicurezza partecipata, integrata, e di comunità, motivo di riflessione e non certo di ostentata soddisfazione.
Sul piano politico oggi sarebbe sbagliato non fare tesoro di questa desolante evidenza, e non trarne una lezione, a tutti i livelli. Come invece sta accadendo. Sacrificandola strumentalmente e pretestuosamente al caos del chiacchericcio e dello scontro elettorale al quale in queste ore sono tristemente caduti i due partiti più in evidenza: PD da un lato e Lega dall'altro. Con il primo, partito di governo, espressione del sindaco che ancora fa parte del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, che attacca (questo si che non era mai capitato in questi ultimi anni su un corteo), direttamente il questore e il ministro Salvini. Ed il secondo partito, la Lega, pronto ad attaccare il primo cittadino Muzzarelli, attribuendogli buona parte delle responsabilità. In un gioco delle parti di accuse e controaccuse, in vista dell'arrivo temuto da un lato ed atteso dall’altro di Salvini, confermato in piazza a Modena il prossimo 3 maggio. Gioco elettorale della parti che non farà altro che accuire lo scontro, evitare una discussione aperta e di merito su provvedimenti come il pacchetto sicurezza, sull'immigrazione e su un nodo fondante come il CPR rinviato per l'ennesima volta proprio da chi come la Lega, ne ha fatto un vessillo elettorale (superato addirittura da Minniti), e di trasformare in politiche attive e di programma ciò che i cittadini e la società civile, in queste ore, sul tema della sicurezza, hanno chiesto a gran voce
Gianni Galeotti

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