Eppure è questa la stessa Modena dove tutto procede come se nulla fosse. Al Mercato Albinelli si pasteggia in allegria, il sindaco sui social parla di tutt'altro e le associazioni di categoria chiedono più aperture per i negozi, per non vedere sfumare il Natale.
La sensazione netta è quella di una città che se ne frega, che non vuole vedere il problema o che addirittura lo nega per poter continuare a vivere come nulla fosse. Qualche predica rituale sull'uso della mascherina e sulle buone pratiche (per essere chiari se ci si ritrova in 50 in 30 metri quadrati di bar la mascherina conta come un cerotto su una amputazione) per pulirsi la coscienza e via che si va. Cotechini e zamponi per il cenone di Natale, vasca in centro, spritz nei bar aperti come sempre. Perchè così deve essere, o meglio non è nemmeno immaginabile sia altrimenti. E pazienza per quei vecchi che si ammalano e una preghiera per coloro che muiono. E se muore un 45enne? O un 30enne? Sfortuna...
Le immagini del centro affollato anche questa sera sotto la Ghirlandina sono le stesse che rimbalzano in queste ore da tante città italiane. Ma in qualche modo lungo la via Emilia fanno più effetto, sia per la particolare gravità della situazione modenese sia per quel carattere di 'solidarietà' e 'coesione' di cui la Modena che conta tanto si vanta. Eccola qua, in una domenica qualunque (non c’entra Maradona per dire), la Modena con una marcia in più, solidale, unita e che guarda al futuro. Sì, il futuro di quelli che ci arriveranno.
In pochi mesi si è passati dai droni per catturare i corridori solitari di marzo, a un tana liberi tutti di dicembre. E la cosa più drammatica è che i dati del contagio di oggi non sono quelli estivi quando qualcuno poteva illudersi sul non ritorno del virus, ma sono pressochè identici al picco della prima ondata.
Sì, Modena se ne frega, ma il problema è che il virus, se ne frega di più. A gennaio finita la sbornia natalizia queste riaperture si pagheranno a caro prezzo. Non servono profeti o cassandre per prevederlo. Si pagheranno in termini di vite umane, le vite più deboli. E allora si riguarderà a questa via Emila affollata come non mai, sotto le luci fasulle di un Natale pieno di apparenza, e si pronuncerà un nuovo mea culpa. Inutile e tardivo.
Giuseppe Leonelli

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