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Dallo scandalo Amo alla segreteria Pd, il (faticoso) tentativo di Mezzetti di scardinare il Sistema-Modena

Dallo scandalo Amo alla segreteria Pd, il (faticoso) tentativo di Mezzetti di scardinare il Sistema-Modena

Il Sistema Pd ha messo da parte le vecchie scaramucce e davanti al rischio concreto di implosione si è ricompattato per la sopravvivenza


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Lo scandalo Amo è stata la punta dell'iceberg e ora sta mostrando in tutta la sua drammaticità le incrostazioni del sistema di potere che da decenni grava su Modena. L'ammanco da 515mila euro in una partecipata amministrata dall'uomo, Stefano Reggianini, che è divenuto segretario provinciale Pd (poi costretto alle dimissioni) ha certamente alzato il livello di scontro, eppure tra il sindaco Massimo Mezzetti (il primo non iscritto a Pci-Pds-Ds-Pd della storia modenese) e il mondo Dem, il braccio di ferro dura da mesi.
Il Sistema Pd ha messo da parte le vecchie scaramucce e davanti al rischio concreto di implosione si è ricompattato. Le liti tra Muzzarelli e Bonaccini, tra Sabattini e Muzzarelli, tra Vaccari e il mondo cattolico, si sono come d'incanto appianate sull'altare del bene supremo della sopravvivenza stessa di un modello di potere. Dopo la figuraccia della difesa abortita in due settimane di Reggiani da parte della trinità Dem Vaccari-Rando-Guerra, lo schema si è replicato nella battaglia per la segreteria provinciale Pd, orfana proprio dell'ex amministratore Amo.

Alla fine, dopo aver addirittura vagheggiato l'ipotesi estrema di richiamare Reggianini come traghettatore, si è trovata una soluzione di compromesso nella figura di Marika Menozzi.
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L'obiettivo? Tentare di isolare il vero e unico elemento di rottura che rischia di far saltare il tavolo: Massimo Mezzetti.
Mezzetti - chiamato per dipanare la lite dello scorso anno tra gli otto piccoli indiani (per citare una felice espressione dell'assessore Zanca) - dopo una prima fase di apparente omologazione, è divenuto elemento non controllabile dal Pd e potenziale grimaldello per far saltare il tavolo. Contro questo pericolo i Dem si sono affidati (ancora una volta) al sedicente uomo forte Muzzarelli e anche l'amministratore unico Bosi ha trovato un rinnovato feeling con l'ex sindaco, proprio in chiave anti-Mezzetti. Campo di battaglia in questo caso è la poltrona di direttore Amo che Bosi - su pressioni di Muzzarelli, che pur lo aveva sempre bocciato - vorrebbe affidare provocatoriamente a Mirko Valente.

Il problema del primo cittadino di Modena è proprio questo. Mezzetti - pur avendo più esperienza politica e acume di tutti gli altri attori in campo - soffre di una sindrome inevitabile in un mondo goivernato da 80 anni dallo stesso partito: quella dell'isolamento. E' vero che il Pd non può fare a meno di lui (impensabile una sfiducia prima della fine del mandato) ma è anche vero che egli non può fare a meno del Pd, almeno non del tutto.
Anche la stessa vita di giunta è complicata per il politico bolognese e romano, adottato da Modena.
Giulio Guerzoni è di fatto il sindaco ombra e risponde direttamente a Muzzarelli, stesso dicasi per la Venturelli e Bortolamasi guarda a Bonaccini che per necessità poitica deve appoggiarsi sulla dirigenza Pd a dispetto dell'amicizia personale che lo lega a Mezzetti. Con il mite Ferraresi e Molinari, espressione degli alleati e la Camporota a presidiare un posto altrimenti occupato ancora dal Pd, a dare man forte al sindaco ci sono solo il fedelissimo Zanca, il vicesindaco Maletti (sulla quale infatti si concentrano gli strali di Muzzarelli) e l'assessore Ferrari.
Insomma quattro contro tutti, Davide contro Golia. Ma come la storia insegna, il finale non è scontato.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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