Il Sistema Pd ha messo da parte le vecchie scaramucce e davanti al rischio concreto di implosione si è ricompattato. Le liti tra Muzzarelli e Bonaccini, tra Sabattini e Muzzarelli, tra Vaccari e il mondo cattolico, si sono come d'incanto appianate sull'altare del bene supremo della sopravvivenza stessa di un modello di potere. Dopo la figuraccia della difesa abortita in due settimane di Reggiani da parte della trinità Dem Vaccari-Rando-Guerra, lo schema si è replicato nella battaglia per la segreteria provinciale Pd, orfana proprio dell'ex amministratore Amo.
Alla fine, dopo aver addirittura vagheggiato l'ipotesi estrema di richiamare Reggianini come traghettatore, si è trovata una soluzione di compromesso nella figura di Marika Menozzi. L'obiettivo? Tentare di isolare il vero e unico elemento di rottura che rischia di far saltare il tavolo: Massimo Mezzetti.
Mezzetti - chiamato per dipanare la lite dello scorso anno tra gli otto piccoli indiani (per citare una felice espressione dell'assessore Zanca) - dopo una prima fase di apparente omologazione, è divenuto elemento non controllabile dal Pd e potenziale grimaldello per far saltare il tavolo. Contro questo pericolo i Dem si sono affidati (ancora una volta) al sedicente uomo forte Muzzarelli e anche l'amministratore unico Bosi ha trovato un rinnovato feeling con l'ex sindaco, proprio in chiave anti-Mezzetti. Campo di battaglia in questo caso è la poltrona di direttore Amo che Bosi - su pressioni di Muzzarelli, che pur lo aveva sempre bocciato - vorrebbe affidare provocatoriamente a Mirko Valente.
Il problema del primo cittadino di Modena è proprio questo. Mezzetti - pur avendo più esperienza politica e acume di tutti gli altri attori in campo - soffre di una sindrome inevitabile in un mondo goivernato da 80 anni dallo stesso partito: quella dell'isolamento. E' vero che il Pd non può fare a meno di lui (impensabile una sfiducia prima della fine del mandato) ma è anche vero che egli non può fare a meno del Pd, almeno non del tutto.
Anche la stessa vita di giunta è complicata per il politico bolognese e romano, adottato da Modena.
Insomma quattro contro tutti, Davide contro Golia. Ma come la storia insegna, il finale non è scontato.
Giuseppe Leonelli

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