Per ora è ancora una volta il passato, il suo passato politico, il vero avversario di Giancarlo Muzzarelli, sindaco di Modena, Presidente della provincia, ed ex rispetto a tutti gli incarichi amministrativi e politici che dal 1985 ad oggi, un politico diventato di professione, in provincia di Modena può materialmente ricoprire. Perchè in oltre 30 anni di carriera politica tra Fanano, Modena e Bologna, dalla vicepresidenza della provincia a fianco di Graziano Pattuzzi (che insieme a lui, nel 2000, diciotto anni fa, prometteva come prossima realizzazione della Cispadana e che oggi presiede la stessa autostrada, o superstrada, che ancora non cè), o come consigliere e poi assessore regionale, ed oggi come presidente della provincia e sindaco di Modena (candidato non smentito per il secondo mandato), Giancarlo Muzzarelli ha fatto in tempo a fare alcune cose ma a prometterne e a non manterne (o a sbagliarne) tante altre. Tante. Anche due o tre volte, una per ogni campagna elettorale.
Dalla sede Usl e poi dal polo tecnologico, che dovevano nascere alle ex fonderie (ai tempi di quando era Vicepresidente della Provincia e poi assessore regionale alle attività produttive), per arrivare alla Cispadana e Bretella Campogalliano Sassuolo allo scalo merci di Marzaglia.
Errori, mancate promesse a non finire, che alla fine però non sono bastate, anche se al centro delle campagne elettorali degli avversari, per evitarne le vittorie e le successive riconferme.
I motivi sono principalmente due, che valgono ieri come oggi: un centrodestra che non si è mai riuscito a strutturare come forza organica e di sistema, con un progetto forte, di lungo respiro e alternativo al blocco PCI-PDS e DS nei suoi collegamenti organici e funzionali al mondo sindacale e cooperativo. Un blocco che è sistema di potere politico, economico ed amministrativo, che ha gestito il bisogni e problemi anziché prevenirli e contrastarli, e che ancora oggi costituisce il secondo motivo che ha garantito, al di la dei fallimenti politici, dei progetti non realizzati, e addirittura al di là delle singole persone candidate, la vittoria di chi, come Muzzarelli, di quel sistema ne era e ne è espressione.
Perché quel sistema, che ora sta implodendo sotto il peso non certo dell'opposizione ma di quelle trasformazioni sociali che lo hanno superato (e che quello stesso sistema non è più in grado di controllare e gestire come un tempo), funzionava e ha sempre funzionato non perché
Tanti ne vediamo ancora, addirittura chiamati (come nel caso delle commissioni dei bandi pubblici), anche a decidere del futuro altrui, di chi da quel sistema vuole stare fuori. A costo di fare la fame, anche solo (e non è poco), per non svendere la dignità.
Di alcuni, che ancora gravitano alla corte di Piazza Grande, ce ne siamo occupati anche ieri, e tanti, soprattutto nel periodo elettorale, rispunteranno, a dare una mano alla causa nelle speranza che ancora una volta la causa, pur con passaggi sempre più stretti, aiuti loro.
Ed è questo mondo che per nulla agisce nell'interesse della comunità, che ha dimostrato di non avere una visione di città e di futuro se non il proprio, che seppur scalfito, ferito, nervoso, traballante, potrebbe comunque continuare a garantire (proprio per ciò che ancora ha il potere, ma soprattutto l'arroganza, di promettere), la vittoria di Muzzarelli. Che capiamo quando dice, rivolgendosi all'opposizione, o presunta tale, ancora in preda alla luna di miele post vittoria elettorale, e pur consapevole della crisi epocale del PD, 'non dire gatto finché non ce l'hai nel sacco'. Perchè alle amministrative quel sistema di potere fatto delle stesse facce, incrostato nelle istituzioni e sedimentato da 60 anni, unito alle divisioni e alla mancanza di un progetto politico che fino ad ora è tale anche nell'opposizione, un effetto sul consenso è ancora in grado di esercitarlo e sbaglierebbe l'avversario politico che lo sottovalutasse.
Ed è riaprendo e rileggendo certi volantini e certi programmi elettorali, come quello che riportiamo nella foto relativo alle elezioni regionali del 2005, dove Muzzarelli dava come cose fatte (o comunque da chiudere in caso di vittoria entro i successivi 5 anni), la circonvallazione di Pavullo, la Cispadana, la Bretella Campogalliano Sassuolo, la metrotranvia di Modena, lo scalo merci di Marzaglia e, in generale, quel sistema ferroviario e intermodale di collegamento tra il capoluogo ed i principali centri della provincia (tutti progetti mai realizzati), che ci si rende conto che a chiunque voglia superarlo, quel sistema, non basterà mostrare i fallimenti politici del passato prossimo e remoto, del PD e di Muzzarelli. Non basterà denunciare ancora le macerie uebanistiche e sociali che in ogni angolo della città e della provincia quel sistema ha lasciato. Dove anche l'integrazione e la coesione sociale hanno lasciato posto alla disintegrazione e all'esclusione sociale.
Chiunque voglia porsi alla guida di questa città dovrà presentare un progetto trasversale, che vada oltre a tutto questo, che non ponga steccati ideologici, e tantomeno di partito, che non sia contro a prescindere a quel sistema, pur esclusivo, brutto, malato e soffocante per chi non ne fa parte, perchè dentro di buono ce n'è. Che non getti il bambino con l'acqua sporca ma proprio perché inclusivo e trasversale agli stessi partiti e ad una politica sempre più liquida, liberi energie, quelle che fino ad ora sono state soffocate solo perché non inquadrate.
E su tutto, serve una visione di ciò che la città ed il territorio dovrà essere tra 20 o 30 anni, ed un patto con la città e cittadini per raggiungerlo. Quella visione di futuro che i governi locali degli ultimi 20 anni non hanno saputo dare, che al massimo hanno saputo abortire e che ancora oggi stanno dimostrando di non avere nemmeno immaginato. Perché senza questo, allo stato attuale, oggi, a bocce ferme, Muzzarelli vincerebbe ancora. E lui lo sa.
Gianni Galeotti



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