Quell'abbraccio col simbolo di un partito che non c'è più, simbolo ancora amato tanto da riunire a Ponte Alto oltre mille persone, è forse la dimostrazione di un affetto umano sincero, ma è anche la dimostrazione di un fallimento politico, di una continua, eterna, delirante giravolta per salvare se stessi. Salvare la sinistra, il Sistema che governa da 70 anni l'Emilia Romagna e che sta crollando. Malamente. Come sempre avviene nei crolli.
Eccolo lì il sindaco di Modena. Giancarlo Muzzarelli. Ex Ds duro e puro, dichiaratosi renziano quando era conveniente farlo per arginare Francesca Maletti (lei renziana vera, almeno quello le va concesso), abbracciare il vecchio compagno di un tempo in Regione e nel partito. Pierluigi Bersani.
Lo ha fatto ieri a Ponte Alto, sulla scia di un entusiasmo inimmaginabile nelle proporzioni verso il leader di Mdp. Muzzarelli non ha resistito e sull'onda della folla festante ha abbracciato chi tradì. Ed è inutile sottolineare che a tradire non fu Bersani.
Nessuno a Modena ha dimenticato la campagna elettorale di Muzzarelli, il suo dirsi più renziano di Renzi, il suo scaricare Mdp quando - Bersani appunto - passava come traditore.
Come fece Stefano Bonaccini in un tweet, peggio di Bonaccini.

Ciao ciao Bersani quando Renzi era al top. E ora? Ti riabbraccio Bersani, compagno di mille avventure, guerriero di sinistra, vero partigiano contro le derive populiste.
Ma ormai nessuno ci crede più. E quell'abbraccio, al quale era impossibile sottrarsi quantomeno per ragione di stile, invece di regalare un sorriso in più a Bersani, gli toglie qualcosa. A lui che, in fondo, sarà davvero l'ultimo pilastro che crollerà. Monumento vivente delle rovine della sinistra emiliana.
Leo

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