Mezzetti, infatti, con poche e ben assestate mosse politiche, è riuscito a ottenere tutto l’ottenibile. Inserendo all’ultimo Vittorio Ferraresi – che vanta un curriculum da parlamentare e da sottosegretario - ha elevato il livello della propria giunta e messo a tacere tutte le questioni legate ai cambi di casacca e ai voltafaccia dei cinque stelle modenesi. Aiutando, peraltro, gli stessi cinque stelle a digerire meglio l’appoggio al Pd, comunque rilevante in diversi comuni, e contribuendo a mettere le basi per un appoggio altrettanto rilevante alle prossime regionali.
Allo stesso modo la scelta di Paolo Zanca ha avuto il vantaggio plurimo di tacitare ogni pretesa di Azione nel resto della provincia; di mettere le basi per una proficua collaborazione sul regionale; di azzerare le pretese dei civici - e toglierseli di torno proprio.
L’accurata selezione in casa Pd, con l’esclusione di Andrea Bosi, ha poi soddisfatto tutte le correnti dem, fra ecumenici, diessini, bonacciniani e muzzarelliani, tranne quella teoricamente vincente della Schlein. Una mossa anche questa non a caso, che rimbalza i problemi del Pd in casa del Pd. Perché adesso è il Pd che dovrà decidere se eleggere Bosi Presidente del consiglio. O riservargli piuttosto un posto sicuro alle regionali, al posto dell’ex vicesindaco di Carpi Stefania Gasparini. O, se proprio non politicamente gradito, lasciarlo al proprio destino.
Perché un altro capolavoro di Mezzetti sarebbe la nomina a Presidente del consiglio comunale di Paolo Ballestrazzi, repubblicano traghettato in consiglio da Azione. Primo fra tutti gli addetti ai lavori, lo scorso ottobre, a intuire la necessità di una figura come Massimo Mezzetti in una intervista nella quale suggeriva, per Modena: 'niente tecnici: occorre un politico intellettuale ed esperto'. Intuendo il vero disegno del segretario del Pd Roberto Solomita. Peccato che sia capitato in Azione, altrimenti l’elezione sarebbe stata certa.
Ma il vero colpo di genio di Mezzetti è stata la nomina “fra un mese” del pensionando prefetto Alessanda Camporota. Che oltre a portare un oggettivo vantaggio alla giunta, per le sue competenze che di certo non si possono essere perse stanotte, porta anche un ancora più rilevante vantaggio politico a Mezzetti.
Un centrodestra che invece di discutere sulle ragioni politiche di una sconfitta epocale che nasce da lontano – da quando il senatore Michele Barcaiuolo per i propri disegni personali e partitici ha imposto le proprie candidature su tutta la provincia, scegliendo solo fra persone a lui vicine – dopo tre settimane di silenzio assoluto riemerge dal nulla politico per criticare la nomina a assessore di un ex prefetto come fa Forza Italia o per continuare a tacere come fa Fdi. Una nomina di una donna, peraltro, che al di là della evidente inopportunità temporale, rimane comunque un servitore dello Stato, e come cittadino titolare di tutti i diritti non espressamente vietati dalla legge.
Per quanto possa apparire giustamente anomala oggi, tra due mesi nessuno si ricorderà della polemica sul mese in carica in più o in meno del prefetto Camporota. Mentre fra cinque anni - in assenza di una seria autocritica sulla devastante sconfitta elettorale modenese - nessuno dei personaggi di rilievo della società civile, esattamente come oggi, vorrà candidarsi con Fdi di Modena.
Eli Gold

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