Le parole del leader dei portuali triestini risultano tanto lontane dalla politica comunemente intesa, quanto sono distanti dai più elementari meccanismi umani. 'Ora dobbiamo perdonare chi ci sta discriminando, senza giudicare' - ha detto infatti Puzzer con disarmante candore dal palco di Modena.

Un appello difficile da accettare da chi per mesi si è visto cacciato dai luoghi di lavoro, dalla socialità, da chi ha visto i propri figli non poter salire su un bus o giocare una partita a calcio. Eppure quell'appello non è una resa, anzi. E' esattamente l'opposto, un invito a continuare la lotta per i diritti e per la libertà di scelta, ma cercando di non cedere alla logica del 'nemico' e dell''avversario' creata proprio dallo strumento divisivo del Green Pass. Con questo profilo Puzzer si conferma così leader anomalo di un movimento che, per sua esplicita dichiarazione, mai diverrà un partito. 'Il mio desiderio è solo quello di tornare al lavoro al porto di Trieste, ma lo farò quando anche l'ultimo dei miei colleghi rimasto escluso perchè senza green pass potrà riprendere il suo impiego' - ha detto.
E la dichiarata volontà di non fondare alcun partito politico e di non candidarsi ad alcunchè (promesse è vero spesso non mantenute in passato da altri leader di movimenti spontanei, ma che in questo caso paiono irremovibili) consentono a Puzzer di sfuggire dalle etichette precostituite e - paradossalmente - di renderlo impermeabile a molte critiche.

E così, nonostante i silenziosi maldipancia di chi sta cercando di capitalizzare il movimento no green pass in vista delle prossime elezioni, Stefano Puzzer da Trieste domenica tornerà a Modena per un evento al Parco Ferrari promosso da 'Modena Libere Menti', 'La gente come noi Emilia Romagna' e dal 'Comitato italiano per la libertà'. Un bis che conferma come proprio da Modena sia iniziata la nuova fase della lotta contro quello che resta del certificato verde.
Giuseppe Leonelli

Foto Frizio

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