Tutto bene, certo. Ma forse nel contesto modenese, più che uno sterile orologio sul quale non si può incidere minimamente occorrerebbe appendere nella sala del Consiglio comunale una gigantografia dell'inceneritore di Modena. La fonte singola di inquinamento più potente della città è - per precisa volontà politica locale - accesa 24 ore al giorno e 350 giorni all'anno. Il grande camino gestito da Hera brucia ogni anno 240mila tonnellate di immondizia e su questo il governo del territorio può incidere anche da domani, da ieri se volesse.
Il sindaco di Modena non può cambiare le politiche internazionali sull'ambiente, non può imporre la conversione all'elettrico, non può azzerare la produzione di plastica, non può incidere sulla riduzione dell'uso di acqua nelle fabbriche, ma può spegnere domani l'inceneritore di Modena. Può farlo e non lo fa. Non lo fa nonostante quel camino sia stato costruito nel territorio più inquinato d'Europa, nonostante le conseguenze devastanti delle polveri sottili sulla salute dei cittadini, nonostante le malattie, i tumori, che colpiscono la popolazione a causa della pessima qualità dell'aria. Certo, a Modena l'aria è irrespirabile non per colpa dell'inceneritore, ma per colpa di una conformazione geografica sulla quale non si può fare nulla. Rendere Modena montuosa è impossibile, ma evitare di contribuire all'inquinamento del catino padano si può fare.
Per questo serve una gigantografia dell'impianto di via Cavazza e non un orologio in Consiglio comunale. Una gigantografia per ricordare a tutti, soprattutto ai 5 Stelle pronti ad allearsi col Pd alle elezioni di giugno, che un'altra strada rispetto all'incenerimento è davvero possibile. Al di là delle chiacchiere. Che i dividendi garantiti da Hera al Comune non salvano nessuno. Che quel camino, che per la metà brucia rifiuti da fuori provincia, si può spegnere per sempre.
Giuseppe Leonelli

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