Dopo aver sperato fino all'ultimo in una legge che gli consentisse di fare il terzo, quarto e perchè no cinquantesimo mandato, il sindaco di Modena si è arreso all'idea di non poter essere il successore di se stesso, ma i modi per continuare a governare, pur senza la fascia tricolore ufficiale sulle spalle, ci sono e a questi Muzzarelli sta lavorando.
In particolare la strada maestra per continuare a regnare nel prossimo quinquennio modenese è quella di scegliere un candidato sindaco vicino, un fidatissimo, al quale fare da mentore, da guida. In altre parole al quale fare da 'sindaco ombra'. Il meccanismo è chiaro: Muzzarelli potrebbe fare una sua lista civica in appoggio al Pd, chiamandola magari 'Daimò' in onore alla campagna elettorale 2019, e con la dote di consensi ottenuta puntare ad avere un assessorato di peso nella nuova giunta.
Affinchè il piano strategico funzioni alla perfezione occorre però riuscire ad imporre, non tanto al Pd, che è evanescente come il soffio leggero di una fata del bosco, ma al suo eterno rivale, Stefano Bonaccini da-Campogalliano-alla-conquista-del-Mondo, il proprio candidato.
Ecco il nome del candidato. Il nome in questione è uno e uno soltanto: Giulio Guerzoni, che di Muzzarelli è il capo di gabinetto e che per età, indole e storia famigliare (il padre è stato parlamentare Pds) risponde totalmente al primo cittadino.
Allora si spiega in questo modo il frenetico mescolar le carte in casa Pd di questi mesi. Dal big semi-nazionale (Stefano Vaccari, Davide Baruffi, Massimo Mezzetti, Cecilia Guerra...) passando per la riproposizione di Francesca Maletti, nelle vesti di 'provaci ancora Sam' o per il lancio del ribelle-non ribelle Andrea Bosi, tutto è finalizzato nella strategia di Muzzarelli a far fiorire il delicato virgulto Guerzoni facendogli superare l'unico vero scoglio che fin dall'inizio gli era stato posto da Bonaccini. Uno scoglio che risponde al nome dell'assessore Andrea Bortolamasi che, infatti, del presidente della Regione è stato il braccio destro.
Tutto questo mentre il centrodestra continua a godere del riposo dei giusti.
Giuseppe Leonelli

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