Il commissario Paolo Zanca, forte di una solida preparazione politica frutto della miglior prima repubblica, in vista del 9 giugno punta dunque a un risultato che gli consenta di battere i pugni sul tavolo nella formazione delle future giunte, a Modena e nei Comuni della provincia. Del resto Azione anche a livello nazionale ha dimostrato di essere in crescita, come certificato dal risultato inaspettato in Basilicata con il partito che, collocandosi nel campo del centrodestra, ha toccato il 7,5%. E, parallelamente, Zanca ha dimostra già in più occasione di essere fortemente critico nei confronti della giunta uscente di Giancarlo Muzzarelli, come l'ultimo caso della nomina di Tommaso Rotella in Hera dimostra.
E' in questo contesto che il centrodestra non può che guardare con rammarico al modo in cui ha preparato la sfida alle comunali di Modena. Azione, come avvenuto a Forlì, non era affatto contraria a priori a un dialogo col centrodestra, ma da parte di Fdi questo tentativo di approccio, come conferma lo stesso Paolo Zanca, non è mai avvenuto. Neppure una telefonata è intercorsa tra i referenti modenesi dei due partiti.
Michele Barcaiuolo, al quale spettava dare le carte dell'opposizione al Pd in vista del voto, ha rinunciato a cercare un dialogo col commissario modenese e questo ha spinto Azione nelle braccia, del resto già spalancate, del centrosinistra. Risultato? Una campagna elettorale che, nonostante l'attivismo e l'entusiasmo del candidato Luca Negrini, a Modena appare segnata da una matematica che non ammette repliche favorevole alla coalizione a traino Pd e che difficilmente regalerà ai modenesi quella alternanza politica che sotto la Ghirlandina, caso quasi unico in Italia, manca da 80 anni.
g.leo.

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