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Modena, nella sua furia anti-Mezzetti il Pd della città ha perso la bussola

Modena, nella sua furia anti-Mezzetti il Pd della città ha perso la bussola

Dalle dinamiche di giunta alla segreteria provinciale: si va avanti a tentoni, dove l'unico nord di Lenzini e compagni è l'astio verso il sindaco-alieno


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L'ultima delibera sulla urbanistica è stata la punta dell'iceberg, ma la crisi del Pd della città a Modena parte da lontano e sembra - per ora - non avere una via d'uscita. Del resto l'unico collante che unisce i Dem modenesi (fatto salvo Luca Barbari in Consiglio e Francesca Maletti e Andrea Bortolamasi in giunta) è un paradosso: l'avversione verso il sindaco che guida la squadra di governo cittadino della quale sono gli azionisti di maggioranza.
Sia chiaro, il fatto che Massimo Mezzetti non sia iscritto al Pd non significa assolutamente nulla, non è quella la sua colpa. Egli fa parte della storia della sinistra modenese ed emiliana e dal punto di vista ideologico e valoriale non si discosta per nulla dalla grande casa Pd. Quello che a Mezzetti l'establishment Dem non perdona è il suo non far parte del sistema sociale-economico locale. Mezzetti ha un profilo che guarda alla politica romana, ai confronti tra grandi mozioni, a lunghi dibattiti tra idee differenti forse sterili, ma comunque dall'indubbio spessore culturale e storico. Tutte caratteristiche che lo rendono refrattario al provincialismo modenese, gretto e conformista.
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Il primo cittadino è lontano e non fa nulla per nasconderlo (al limite dal mostrare repulsione, si pensi al recente attacco ai 'taglianastri' di professione sul tema ex Fonderie) da quella città borghese e conservatrice che non cambia mai: che era ducale coi Duchi, fascista coi fascisti e comunista per adattarsi alla Regione più comunista d'Italia. Una città nella quale le voci difformi vengono emarginate, derise e calunniate.
Mezzetti era un alieno a Modena ai tempi del famoso congresso del 2001 e lo è oggi perché - nonostante le speranze di chi lo ha convinto a candidarsi a sindaco - non si è adattato alla palude emiliana e sta provando a introdurre in città le regole politiche che valgono nel resto d'Italia. Nulla di eroico, semplicemente cose normali, sia nelle dinamiche interne alla giunta e sia nelle dinamiche interne al Pd.
E così in giunta si trova a fare i conti con la fronda interna fedelissima di Muzzarelli: l'asse Guerzoni-Venturelli sono continue spine nel fianco su ogni tema, dall'urbanistica al welfare, dallo sport alla gestione delle partecipate. Non importa il merito, quello che importa è mettere in difficoltà il sindaco estraneo al Sistema, un Sistema di potere che ormai non frega nulla a nessuno sia di destra o di sinistra, ma che risponde a logiche puramente economiche e di rete di realtà 'amiche'.
Un modo di procedere tanto chiaro quanto miope, perchè è evidente che Mezzetti parte da un punto di forza e, con un centrodestra del tutto inconsistente e invischiato nelle solite lotte per la poltrona dei due o tre 'big' (si fa per dire) di turno, i rischi che corre sono praticamente nulli.
Lo stesso schema si ripete nelle logiche di gerarchia interna al Pd. Il dibattito sul nuovo segretario provinciale ha accenti surreali, eppure - a ben vedere - rappresenta una ripetizione rispetto al triste siparietto che portò al caos degli 8 candidati sindaci, poi spazzati via proprio da Mezzetti. Il sindaco di Castelnuovo Massimo Paradisi non piace al Pd della città non certo per la scarsa verve (il suo grigiore è palese), ma solo ed unicamente perchè sostenuto dal sindaco di Modena.
Il problema è che il conformismo per sua natura non si abbina al coraggio e così il Pd sotto la Ghirlandina si guarda bene dall'andare a un congresso vero, a un confronto normale come avviene in tutto il mondo democratico, ma cerca scorciatoie e caminetti per trovare un candidato 'condiviso', 'unitario', per citare un termine caro a Stefano Bonaccini.
Bonaccini che - dal canto suo - non è stato l'artefice di questo modo di pensare modenese che tutto ingloba, ma che ne è il perfetto prodotto. Tutti insieme per evitare ogni alito di novità, un Gattopardo talmente ingessato da aver sostituito il cambiamento apparente con la paralisi. Un modo di procedere senza bussola, dove l'unico nord di Diego Lenzini e compagni è l'astio verso il sindaco-alieno.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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