Sia chiaro, il fatto che Massimo Mezzetti non sia iscritto al Pd non significa assolutamente nulla, non è quella la sua colpa. Egli fa parte della storia della sinistra modenese ed emiliana e dal punto di vista ideologico e valoriale non si discosta per nulla dalla grande casa Pd. Quello che a Mezzetti l'establishment Dem non perdona è il suo non far parte del sistema sociale-economico locale. Mezzetti ha un profilo che guarda alla politica romana, ai confronti tra grandi mozioni, a lunghi dibattiti tra idee differenti forse sterili, ma comunque dall'indubbio spessore culturale e storico. Tutte caratteristiche che lo rendono refrattario al provincialismo modenese, gretto e conformista. Il primo cittadino è lontano e non fa nulla per nasconderlo (al limite dal mostrare repulsione, si pensi al recente attacco ai 'taglianastri' di professione sul tema ex Fonderie) da quella città borghese e conservatrice che non cambia mai: che era ducale coi Duchi, fascista coi fascisti e comunista per adattarsi alla Regione più comunista d'Italia. Una città nella quale le voci difformi vengono emarginate, derise e calunniate.
Mezzetti era un alieno a Modena ai tempi del famoso congresso del 2001 e lo è oggi perché - nonostante le speranze di chi lo ha convinto a candidarsi a sindaco - non si è adattato alla palude emiliana e sta provando a introdurre in città le regole politiche che valgono nel resto d'Italia. Nulla di eroico, semplicemente cose normali, sia nelle dinamiche interne alla giunta e sia nelle dinamiche interne al Pd.
E così in giunta si trova a fare i conti con la fronda interna fedelissima di Muzzarelli: l'asse Guerzoni-Venturelli sono continue spine nel fianco su ogni tema, dall'urbanistica al welfare, dallo sport alla gestione delle partecipate. Non importa il merito, quello che importa è mettere in difficoltà il sindaco estraneo al Sistema, un Sistema di potere che ormai non frega nulla a nessuno sia di destra o di sinistra, ma che risponde a logiche puramente economiche e di rete di realtà 'amiche'.
Lo stesso schema si ripete nelle logiche di gerarchia interna al Pd. Il dibattito sul nuovo segretario provinciale ha accenti surreali, eppure - a ben vedere - rappresenta una ripetizione rispetto al triste siparietto che portò al caos degli 8 candidati sindaci, poi spazzati via proprio da Mezzetti. Il sindaco di Castelnuovo Massimo Paradisi non piace al Pd della città non certo per la scarsa verve (il suo grigiore è palese), ma solo ed unicamente perchè sostenuto dal sindaco di Modena.
Il problema è che il conformismo per sua natura non si abbina al coraggio e così il Pd sotto la Ghirlandina si guarda bene dall'andare a un congresso vero, a un confronto normale come avviene in tutto il mondo democratico, ma cerca scorciatoie e caminetti per trovare un candidato 'condiviso', 'unitario', per citare un termine caro a Stefano Bonaccini.
Giuseppe Leonelli

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