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Regionali, Ugolini staccata di 13 punti: ora Fdi teme la debacle

Regionali, Ugolini staccata di 13 punti: ora Fdi teme la debacle

Un risultato vicino al 40% della coalizione di centrodestra rappresenterebbe una disfatta difficile da giustificare anche e soprattutto per i meloniani


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A un mese dal voto per le Regionali in Emilia Romagna le possibilità di vittoria della candidata di centrodestra Elena Ugolini sono ridotte ai minimi storici. Indipendentemente dal campo largo (che peraltro si farà con buona pace delle sfuriate anti-Renzi del leader M5S Conte), oggi la candidata sostenuta dalla coalizione a traino Fdi appare decisamente staccata rispetto al centrosinistra di Michele De Pascale.
L’ultimo sondaggio pubblicato a metà settembre da Quorum Youtrend dava infatti De Pascale al 56,8% contro il 43,2% della Ugolini (esattamente la percentuale che incassò la tanto criticata candidata leghista Lucia Borgonzoni nel 2020). Un abisso, peraltro confermato da quasi tutte le rilevazioni fatte sinora. Ma il timore che inizia a serpeggiare in casa Fdi è che il gap non solo non si assottigli col prosieguo della campagna elettorale, ma possa addirittura aumentare. E' evidente infatti che un risultato vicino al 40% della coalizione di centrodestra rappresenterebbe una disfatta difficile da giustificare anche e soprattutto per i meloniani. Col Governo nazionale ancora spinto da larghi consensi, una resa incondizionata in Emilia Romagna suonerebbe come una anomalia: è vero che nella Regione rossa per eccellenza (insieme alla Toscana), il Pd ha gioco facile, ma c'è sempre modo e modo di perdere.
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Soprattutto dopo il disastro dell'ultima alluvione in Romagna.
Ma quali sono le cause di questo scarso appeal della coalizione di centrodestra? Perchè gli elettori emiliano-romagnoli che auspicano una alternanza politica per il bene del loro territorio, hanno sempre la sensazione che i partiti che hanno la responsabilità di costruire questa alternanza, alzino bandiera bianca ancor prima di scendere in campo?

C'è innanzitutto un problema legato alla scelta del candidato: fuori dal recinto di Comunione e Liberazione la Ugolini è ben poco conosciuta e, anzi, la appartenenza totale al movimento religioso che fu di Formigoni rappresenta per molti elettori laici, non Pd ma neppure cattolici confessionali, un fattore respingente. In secondo luogo esiste un problema di rapporti tra gli alleati: Lega e Forza Italia non si stanno certo facendo in quattro per spingere una candidata imposta dall'amico-rivale Fdi e sono più concentrati nel rubare voti ai meloniani piuttosto che a provare a strapparne nel campo del centrosinistra. In terzo luogo vi è un tema legato alla composizione delle liste: in casa Fdi soprattutto si sono create liste di candidati con lo scopo preciso di eleggere uno o due consiglieri (fidatissimi al capo di turno, a volte anche parenti) riempiendo dunque gli elenchi con candidati di secondo piano o comunque non in grado di intercettare consensi.
Una strategia esattamente opposta rispetto a quella Pd dove la competizione interna vera spinge ciascun candidato a lavorare pancia a terra per ottenere preferenze per se stesso, ma indirettamente anche per la coalizione.
Questi e altri elementi hanno dunque portato alla situazione attuale, una situazione forse scappata di mano anche ai capibastone di Fdi: come detto una sconfitta onorevole in Emilia Romagna non è uno scandalo, ma una debacle potrebbe portare a decisioni drastiche da Roma e incrinare il potere dei leader locali. Giocare in difesa fino allo sfinimento, a volte, è il modo migliore per subire gol. Continuare a restringere il recinto per salvare il proprio orticello è una strada che porta a ritrovarsi in una cella 3 per 3. Per quanto dorata, senza bagno.
Giuseppe Leonelli
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