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Scandalo Fondazione di Modena, il sussulto del sindaco pacificato dall'omelia del vescovo

Scandalo Fondazione di Modena, il sussulto del sindaco pacificato dall'omelia del vescovo

E a Carpi la Fondazione ha investito una ventina di milioni in un polo universitario pensato per centinaia di studenti e che oggi fatica a contarne una manciata


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Non c’è pace per le fondazioni bancarie modenesi. A Mirandola, qualche anno fa, sarebbero spariti quasi otto milioni di euro per investimenti in diamanti, in una vicenda ancora oggi oggetto di procedimenti. Così a Modena, dove un dipendente avrebbe sottratto quasi un milione e due – qualcuno parlava di due milioni. Ottocento bonifici in sette anni, ma nessuno ha visto niente. Una storia che fa il paio con quella di Amo. O forse lo faceva, prima che qualcuno decidesse di cambiare canovaccio.


Perché il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, sulla vicenda Amo aveva fatto la voce grossa. Aveva chiesto discontinuità, cambiamenti, azioni nette. Attraverso il suo emissario Andrea Bosi il messaggio era arrivato chiaro, sia all’azienda che al PD. Poi, di fronte allo scandalo della Fondazione, aveva inizialmente parlato di silenzio assordante. Aveva chiamato in causa la politica, la città, le istituzioni. Sembrava un sussulto. È durato poco. Oggi quel sussulto si è ricomposto in una pacificazione generale con i vertici dell’ente. Perché? Prudenza istituzionale? Realismo politico? Suggestione morale dopo l’omelia del Vescovo sulla tracotanza e sulle istituzioni buone


A Carpi non va meglio. Qui la Fondazione ha investito, finora, una ventina di milioni in un polo universitario pensato per centinaia di studenti e che oggi fatica a contarne una manciata.
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Un progetto che arretra invece di crescere. E dire che la Fondazione aveva già un’area propria a Santa Croce, con un’idea strutturata: si parlava di una città studi sul modello di Biella. Tutto accantonato, si è preferito Parco Europa: cemento pubblico che rende digeribile quello privato.


Sono soldi che se ne vanno. Formalmente privati, certo, ma con una missione pubblica chiarissima: le fondazioni distribuiscono utili sul territorio, suppliscono ai buchi dello Stato che taglia sempre, orientano politiche culturali, sociali, storiche, urbanistiche. E sono guidate da consigli espressione del territorio – comuni, associazioni, chiesa. È qui il nodo: perché quando tutti sono dentro, nessuno è davvero fuori. E andare contro le fondazioni diventa impossibile. O quantomeno deleterio.


Così prende forma la nuova narrazione: la tracotanza non è più lasciare per strada milioni di euro. La tracotanza diventa denunciare i fatti. Diventa criticare le istituzioni. Diventa auspicare dimissioni. Diventa suggerire che - davanti a certi fallimenti - qualcuno dovrebbe almeno fare finta di assumersi una responsabilità. E cosa fanno invece le fondazioni? Si organizzano per allungare i mandati agli organi direttivi in carica.


A Carpi il mandato di Mario Arturo Ascari sarebbe in scadenza a breve.
Per la successione circolava già da tempo un nome gradito a tutti: il professor Giacomo Cabri. Già nel consiglio di amministrazione, ben visto dalla curia e dal sindaco Righi. Ma lunedì il consiglio della Fondazione sarà chiamato a decidere se e come aderire alle indicazioni di Acri sul prolungamento dei mandati a sei anni. Non solo per il futuro, ma anche per il presente. Sulla scheda referendaria un quesito semplicissimo: “volete voi restare in carica due anni in più, alle stesse condizioni anche economiche?”. 


Siamo pronti a scommettere che la decisione sarà unanime. Ma questa non è tracotanza, dicono: è l’organizzazione del bene. 


Magath

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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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